Progresso scientifico o umano?

Il melodico risuonare del vento, il roboante flusso delle cascate, l’incessante movimento delle onde e il vitale irraggiamento del sole. Sebbene la gretta mente umana li reputi banali e insignificanti, questi fenomeni potrebbero migliorare le già tragiche sorti del pianeta Terra. L’uso consapevole di queste fonti energetiche, definite “rinnovabili” per le loro peculiarità intrinseche, implica necessariamente dei processi di trasformazione energetica operati dall’uomo.

Prima di procedere con l’analisi dell’attuale situazione mondiale, occorre far riferimento al concetto di “fonte energetica” e alle molteplici classificazioni stabilite dagli esperti. Convenzionalmente, per fonte energetica si intende un “qualcosa” da cui, mediante appositi meccanismi di trasformazione, si possa ricavare energia. Data la notevole genericità di tale definizione, gli scienziati hanno ritenuto opportuno stabilire una prima distinzione, che contrappone le fonti di energia primarie a quelle secondarie. Il fattore che determina questa classificazione risiede nella reperibilità della fonte stessa in natura: se si verifica questa condizione la fonte appartiene al primo gruppo, in caso contrario al secondo. Un’altra linea di demarcazione è stata tracciata al fine di riconoscere fonti rinnovabili e fonti esauribili. Le prime, che comprendono l’irraggiamento solare, la geotermia, l’energia potenziale dei bacini acquiferi e l’energia cinetica del vento, sono da considerarsi inesauribili solo se esaminate dal punto di vista temporale dell’intera umanità. Contrariamente, le fonti energetiche esauribili (combustibili fossili e nucleari) si caratterizzano per la loro millenaria lentezza nella rigenerazione. Secondo i recenti studi, esse sono destinate a scomparire definitivamente nell’arco di poche centinaia d’anni. Una classificazione secondaria, volta ad evidenziare le differenze tra i progetti incentivati e quelli ancora in via di sviluppo, distingue nell’ambito del rinnovabile energie classiche ed energie non convenzionali.

A tal proposito, ritengo opportuno esaminare in modo più approfondito la questione del nucleare, che ultimamente ha suscitato grande fervore nel contesto delle maggiori potenze internazionali. Il primo a comprendere la prodigiosità del ciclo di reazione nucleare e del principio del difetto di massa fu Hans Bethe. Grazie alle scoperte di questo scienziato è stato possibile compiere enormi progressi nell’ambito della ricerca scientifica. Si è giunti infatti alla definitiva sperimentazione della fissione nucleare, processo consistente nel “bombardamento” del materiale fissile per mezzo di neutroni portati a velocità molto elevate. I vantaggi principali di questa trasformazione energetica sono i seguenti: un alto rapporto energia/volume e una completa assenza dell’anidride carbonica tra le sostanze di scarto. Il fattore che invece condanna le centrali a fissione nucleare è la sottoproduzione di sostanze altamente radioattive, il cui effetto particolarmente dannoso può essere affievolito solo parzialmente e attraverso impegnative tecniche di manutenzione. Per quanto concerne la fusione nucleare, occorrono delle premesse sostanzialmente teoriche, poiché si tratta di un fenomeno talmente complesso che le odierne tecnologie ancora non riescono a supportare. Tuttavia, l’obiettivo che si prefiggono gli scienziati consiste nell’applicazione empirica del principio di Lawson. Nonostante l’ancor irrilevante attendibilità della fusione nucleare, taluni la considerano l’energia del futuro, altri invece credono che si tratti di un’ambizione del tutto utopistica.

Quando si affronta un argomento delicato come quello delle fonti energetiche, ricco di implicazioni morali e ripercussioni sulla quotidianità, sarebbe riduttivo limitarsi ad una spiegazione esclusivamente scientifica della materia trattata. Infatti, ciò che appare ormai lapalissiano agli occhi dell’umanità è l’uso, o meglio, l’abuso inconsapevole dei combustibili fossili (petrolio, carbone e gas naturale). Le conseguenze più temibili di questa negativa perseveranza potrebbero creare un problematico effetto a catena. Secondo le stime degli studiosi, i disagi ambientali maggiormente preoccupanti comprenderanno il surriscaldamento del Pianeta, che causerà indirettamente l’innalzamento del livello del mare, e l’acidificazione degli oceani, causata dalla dispersione di sostanze che abbassano il ph marino e deleteria per  flora e fauna autoctone. Nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione ecologica e ambientale, l’uomo continua a porsi al di sopra degli eterni equilibri universali, ignorando la sua effettiva insignificanza dinanzi al carattere ancestrale del cosmòs. A tal proposito, oltre a sottolineare il netto svincolamento tra progresso scientifico e miglioramento dell’umanità, per manifestare la mia frustrazione di fronte al maremoto della mediocrità umana vorrei avvalermi delle parole di Voltaire, uno dei promotori principali del movimento illuminista: “E’ molto singolare che tutta la natura, tutti i pianeti, debbano obbedire a leggi eterne e che possa esserci un piccolo animale, alto cinque piedi, che a dispetto di queste leggi possa agire a suo piacimento, seguendo solo il suo capriccio.”