La repubblica degli usurai

[10] Eccoti i miei piani; ora senti di Bruto. E’ in rapporti di amicizia con alcuni creditori di Salamina di Cipro, Marco Scapzio e Publio Matinio; e me li ha raccomandati con grande insistenza. Non conosco Matinio, Scapzio venne a trovarmi nell’accampamento. Ho promesso che mi sarei impegnato per riguardo nei confronti di Bruto affinché i Salamini lo pagassero. Mi ringraziò. Mi chiese di essere nominato prefetto. Dissi che (la carica) non l’avrei riconosciuta a nessun uomo d’affari, come già ti avevo spiegato (la mia scelta ha ricevuto anche l’approvazione di Pompeo, che mi aveva rivolto un’analoga richiesta, per non parlare di Torquato a proposito del tuo Marco Lenio, e di molti altri); se poi voleva diventare prefetto per via del credito, mi sarei impegnato perché lo riscuotesse. Mi ringraziò e partì. Il nostro Appio aveva dato a questo Scapzio alcuni squadroni di cavalleria grazie ai quali potesse sconfiggere, e lo aveva nominato prefetto i Salamini. Io, invece, ho ordinato ai cavalieri di ritirarsi da Cipro. Scapzio accettò malvolentieri.

[11] Perché farla tanto lunga? Per mantenergli fede, essendo arrivati da me i Salamini e con loro Scapzio, ordinai loro che lo pagassero. Lunghi discorsi sul credito e sulle prepotenze di Scapzio. Mi rifiutai di ascoltare; esortai, chiesi, anche in nome dei miei benefici verso la città, che chiudessero l’affare, e alla fine dissi che li avrei costretti. I delegati (dei Salamini) non solo non rifiutarono, ma dissero questo, che essi pagavano con denaro mio; infatti, dal momento che io non avevo accettato quello che essi erano soliti dare al governatore, loro pagavano in un certo senso con denaro mio e anzi, era alquanto inferiore la cifra di cui erano debitori a Scapzio rispetto a quella che versavano come tassa al governatore. Lodai gli uomini. “Va bene” disse Scapzio, “ma stimiamo la somma”. Io però nel mio editto tradizionale avevo stabilito un interesse dell’1%, con somma alla fine dell’anno, quello invece, sulla base dell’obbligazione scritta, pretendeva quattro volte tanto. “Cosa dico?” risposi, “posso forse agire in difformità dal mio stesso editto?”

[12] La prima reazione è stata di orrore, perché era rovina della cittadinanza. Mi procuro due decreti del senato emanati dagli stessi consoli sulla stessa obbligazione. I Salamini volevano prendere in prestito del denaro a Roma, ma non potevano, perché la legge Gabinia lo vietava. Allora gli amici di Bruto, facendo affidamento alla sua influenza, si dissero disposti a effettuare il prestito al 4 percento (mensile), purché fossero stati garantiti da una decisione del Senato. Grazie all’influenza di Bruto viene presa questa decisione del senato, che non c’è reato né da parte dei Salaminii né per quanti avranno loro prestato del denaro. Venne erogato così il prestito. Ma poi viene in mente agli usurai che quella decisione non serviva loro a nulla, perché la legge Gabinia vietava di giudicare sulla base dell’obbligazione scritta. Allora viene redatto un decreto del Senato  “perché si giudichi sulla base di quella obbligazione”. Avendo esposto questo, mi conduce in disparte Scapzio; dice che non si oppone, ma che i Salaminii ritengono di essere debitori di duecento talenti; e quella era appunto la somma che egli voleva incassare, anche se essi gli dovevano in realtà un po’ meno. Chiede che li induca a pagare i duecento talenti. « Ottimo » dico. Allontanatosi Scapzio li chiamo verso di me. « Allora? Di quanto » dico « siete debitori? ». Rispondono centosei. Lo riferisco a Scapzio. Il tipo inizia a urlare. « Allora? C’è bisogno » dico « di controllare i conti ». Si mettono  a sedere, fanno i conti; ci si trova d’accordo al centesimo. Quelli (dichiarano) di voler pagare, e (insistono) perché Scapzio accetti. Scapzio mi conduce in disparte ancora una volta, chiede che la questione venga lasciata in sospeso. Ho acconsentito alla sfacciata richiesta dell’uomo [lett. “ho dato il permesso all’uomo che sfacciatamente chiedeva”]; non ho invece acconsentito ai Greci che si lamentavano e chiedevano di depositare la cifra in un tempio. Tutti i presenti gridavano, < alcuni > che non c’era uomo più sfacciato di Scapzio, altri che non si era accontentato di un interesse del 12 per cento annuo, altri che non vi era uomo più stolto. Invece a me sembrava sfacciato più che stolto; infatti o non era contento del 12 percento per un buon debito o sperava nel 48 percento per un debito cattivo.