La nuova sovversiva epos Lucaniana, tra corruzione dei costumi e deturpamento della morale corrente

Il poema ‘Pharsalia’ di Lucano rappresenta l’esatto opposto dell’epica tradizionale degli eroi tipici dell’odissea e dell’Eneide. Un esempio di trattazione diametralmente opposta all’esempio epico ma che vede un intento non denigratorio, come per esempio le parodie tipiche delle satire. In questi esempi, infatti, l’intento è chiaramente palese: lo stile, gli artifici retorici hanno il solo ed unico scopo di distruggere la memoria di un personaggio. Si pensi alle satire di Lucilio, all’Apokolokyntosis di Seneca. Lucano si fa essenzialmente latore di un intento più elevato; egli prendendo esempio dall’epica tradizionale giunge ad aprire gli occhi al lettore contemporaneo: i costumi sono ormai corrotti, si giunge a lottare tra di noi, parenti o amici. E ciò che è ancora più grave è che le divinità, per Lucano, sono totalmente assenti: ciò che prima era verità di fatto, l’influenza delle divinità che regolano i fenomeni della natura, ora è messo in discussione e se ne fornisce differente spiegazione. Riassumendo le novità Lucaniane dell’epos bisogna far riferimento a:

– mancanza del compendio divinatorio tradizionale;
– distruzione della pietas e dei valori del ‘vir bonus’
– novità stilistiche

 

– L’antireligione Lucaniana

Il tratto più caratteristico che contraddistingue il Bellum Civile è, come già accennato, la totale assenza del compendio ‘classico’ divinatorio. Ciò emerge nell’episodio centrale del poema che, come nell’Eneide, consiste in un artificio mistico per ottenere le informazioni sul futuro. Lucano, a tal proposito, inserisce un’atmosfera del tutto nuova rispetto all’Eneide. L’autore ha un gran gusto per l’orrido; egli introduce una sorta di pratica per conoscere il futuro che consiste nell’interrogare i cadaveri: un misticismo orrido, totalmente sconosciuto all’Eneide. Inoltre ciò che l’autore mette in risalto non è una celebrazione delle divinità affinché la guerra possa terminare ma un’incitazione agli dei infernali affinché prendano parte anch’essi alla guerra. Quella che si costruisce in Lucano è dunque una perfetta anti-religione e dello stesso artificio si serve anche in ambito morale.

 

 – Il ribaltamento simmetrico della morale tradizionale

È chiaro, fino a questo punto, quanto l’opera lucaniana non sia altro che un’immensa impresa di ribaltamento ‘simmetrico’. L’epos tradizionale perla di eroi, virtù morali e pietas, Lucano tratta di eroi “insoliti”, le cui virtù sono dominate da istinti ‘animali’ (furore, ira, rabias) e che dinanzi ad essi anche la virtù fondativa del classico vir, la pietas appare totalmente calpestata e soverchiata. Si ricordi il ‘pio’ Enea che nutriva amore per la famiglia ma soprattutto per la patria. È ovvio che nella guerra narrata da Lucano l’amore patriottico, caratteristica fondamentale della pietas non trova spazio: trattasi di una guerra fratricida in cui l’interesse, la sete di potere e ricchezza sovrasta addirittura il legame di sangue e di parentela. Lo stesso Pompeo che lotta per non divenire schiavo è afflitto da virtù negative come la sete di ricchezza per esempio (come emerge dalla descrizione che compie Catone nel poema). Ecco Lucano, invece di rappresentare virtù positive e atteggiamenti da perseguire finisce per espletare cosa non si debba fare quasi avviando uno pseudo processo catartico ed è in questi termini che si può apprezzare quel ribaltamento simmetrico sotto tutti i punti di vista.

Le novità comunque interessano anche il campo stilistico. Lucano ha una tendenza particolare a voler stupire il lettore utilizzando artifici di suono e di senso. Il tutto è animato da un profondo gusto per il macabro e l’orrido che costituisce un rovesciamento anche in campo, appunto, stilistico.

 

Il Bellum Civile quindi, alla luce di quanto esposto, a mio avviso, non rappresenta solo un esempio di perizia retorica o paradossale ma costituisce un grande monito alla società; una vera e propria presa di coscienza, un destarsi dal letargo indotto dalla società; un vero incitamento al lettore ad aprire gli occhi e a rendersi conto della turpe condizione dei costumi e della società romana, una società che da ora in poi sarebbe esistita solo nell’epos tradizionale.