Il dinamismo irrazionale romantico nella natura: dalla reità al rigoglìo dello spiritualismo naturale

Crollo. Il Romanticismo, quale attitudine psicologica, come identificato giustamente dallo studioso italiano Mittner, incarna un crollo. Un crollo delle certezze, la rottura dell’armonia per eccellenza, quella ancestrale che lega l’uomo alla natura fin dalla notte dei tempi. Calma, serenità ed equilibrio sono ora un lontano ricordo. La madre eterna dell’uomo non custodisce più suo figlio che si è ribellato, preda di un’incontrollabile tempesta: quella dei sentimenti.

– La causa primordiale: la Natura

La libertà non è una prerogativa esclusivamente umana: tutti gli esseri viventi lottano per ottenerla, tuttavia all’uomo romantico essa appare, almeno inizialmente, preclusa. La ragione illuminista che era stata tanto adulata e resa vera e propria protagonista di un periodo storico, ora sembra ritorcersi contro il suo padrone: l’uomo. La conoscenza e l’indagine razionale infatti non permettono di avere opinioni, soggettivismo e individualismo sono totalmente inammissibili: ciò che è vero deve essere vero, necessariamente vero, per tutti. E questo è chiaramente un limite, un limite alla libertà; di conseguenza, il Romanticismo, visto a questo punto come presa di coscienza della propria condizione da parte dell’uomo, fa sì che l’umanità si desti dal suo letargo attraverso la riscoperta del sentimento, l’unico in grado di permettere questo ‘risveglio’. Tuttavia ciò implica uno sconvolgimento del quotidiano: una tempesta, una grande esplosione soggioga l’animo umano, e in tutto questo l’unica responsabile è la stessa natura: “La mia filosofia fa rea d’ogni cosa la Natura, e discolpando totalmente gli uomini, rivolge l’odio […] all’origine vera dei mali dei viventi”1. La natura è la causa primordiale dei disagi dell’uomo perché essa lo ha generato in tal modo, quasi fosse predisposto solo alla sofferenza. Una condizione di questa portata rende però fiero l’uomo, fiero di esistere. Il sentimento infatti, a mio avviso, può essere considerato “l’ombra” che attesta l’esistenza dell’uomo. Schiller, in letteratura, considererà questo stato interiore molto più “alto” rispetto a quello degli antichi; questi, infatti, in comunione totale con la natura, avevano prodotto una poesia ‘ingenua’, i romantici, che si basano sulla sua riflessione, invece, una pura poesia ‘sentimentale’.

L’uomo, sì, è ragione ma anche sentimento, e la conciliazione di questi due fattori può essere, secondo me, intesa come il tentativo di far convergere due rette. Esse si toccheranno all’infinito, quindi ai nostri occhi è possibile solo se le si guarda da fermi ma percorrendole saranno sempre perfettamente distanti in modo costante l’una dall’altra.

 

– L’inafferrabile realtà in divenire

“Il termine ‘romantico’ tenta di definire l’indefinibile”2 , racchiudere la personalità romantica entro contorni definiti è ancora più paradossale perché essa è sillogisticamente “desiderio di desiderare”, essa “non può mai raggiungere la propria meta perché non la conosce e non vuole e non può conoscerla”3 perché se la raggiungesse verrebbero placati i moti dell’anima e l’uomo semplicemente cesserebbe di esistere. “Il sentimento che si prova alla vista di una campagna o di qualunque altra cosa ispiri idee o pensieri vaghi e indefiniti quantunque dilettosissimo, è pur come un diletto che si può atterrare […] Per questo è il sommo de’ nostri diletti”4. Queste parole di Leopardi riassumono completamente lo spirito romantico. Non è il raggiungimento del desiderio che l’uomo cerca ma lo stesso implacabile desiderio: il Sehnsucht. E la natura di questo è l’emblema. Romanticismo è immaginare cosa vi sia oltre quell’”ermo colle”, è immaginare cosa vi si possa trovare oltre il monte nel dipinto “La croce della montagna”5 la cui suggestiva luce alle spalle non può identificarsi con quella del sole data la nuvolosità del cielo. Da cosa è dovuta? Un’esplosione? Una luminescenza divina originata da cosa di preciso? Non è noto ma al fruitore è concesso, appunto, immaginare; perché l’immaginazione consente all’uomo di “creare” al fine di colmare le lacune di quel mondo insoddisfacente agli occhi del poeta. La natura non è più un luogo sicuro dove rifugiarsi perché essa prende le sembianze dell’umore dell’artista, un umore tutt’altro che stabile, infatti “Per l’artista romantico la natura è un elemento fondamentale: è sia forza creatrice, sia luogo privilegiato dell’esperienza spirituale ed emotiva dell’individuo”6.

 

– Natura tra spiritualismo e vitalismo

Come ultima considerazione per completare la trattazione inerente alla natura non si può non fare riferimento al ‘vitale’ carattere che essa assume. L’apertura al sentimento fa sì che essa, da componente inerte del reale da padroneggiare con la ragione, quale era la concezione illuminista, divenga un vero e proprio organismo. “La poesia non è fuori, è dentro! Innamoratevi! Se non vi innamorate è tutto morto! Morto! Tutto è! Vi dovete innamorare e diventa tutto vivo, si muove tutto!”7 (La tigre e la neve, 2005)

Queste parole, seppur viste in chiave comica, concorrono a esemplificare quale siano gli effetti del sentimento sul piano del tangibile. La natura romantica, proprio alla luce di quanto detto è viva, ha un proprio spirito che è causa di sé stessa: questa è la tipica visione del filosofo tedesco Schelling che risulta essere il principale innovatore in questo ambito.

È chiaro a questo punto come la concezione della natura abbia subìto un radicale cambiamento ma ciò che è importante sottolineare è che l’uomo ne è pienamente cosciente e il suo atteggiamento non è rassegnato, afflitto e sconfitto da moti a esso immanenti, anzi “il naufragar” gli è “dolce in questo mar”, esso è attivo, il suo animo è un fiume in piena di idee; egli compie quello che Fichte per primo chiamerà ‘Streben’, lo sforzo di colui che non si adagia nella realtà apparente ma capisce che la natura non vada solo contemplata ma sceverata e interpretata soggettivamente. In questo consiste lo sforzo, lo sforzo per essere libero animato da una forte “passione che vale più di millenni di filosofia”8.

 

Note:

  1. Leopardi G., Zibaldone, 1829
    2. Mittner L., Storia della Letteratura tedesca. Dal pietismo al Romanticismo., Einaudi, Torino, 1700-1820
    3. Ibidem
    4. Vedi nota 1.
    5. Friedrich C. D., La croce della montagna (olio su tela), Dresda, 1808
    6. C. Segre, C. Martignoni, da “Leggere il mondo” – vol.5
    7. R. Benigni, V. Cerami, La tigre e la neve, Melampo Cinematografica, colore, 2005
    8. Manni F., La critica di Benedetto Croce al ‘sistema romantico’, da “HUMANITAS” periodico bimestrale, p. 36