Il deus ex machina, Amphitruo (861-881), Plauto

Traduzione

Io sono quell’Anfitrione di cui Sosia è lo schiavo,
lo stesso che diventa Mercurio, all’occorrenza,
io che abito al piano di sopra (si allude ironicamente al cielo, dimora degli dei)
che talvolta divento Giove, quando ne ho voglia,
quando invece devo presentarmi quaggiù, subito
divento Anfitrione e cambio il mio vestito.
Ora giungo qua per rendervi onore,
per non lasciare a metà la commedia che ho iniziato;
al tempo stesso, sono venuto per recare aiuto ad Alcmena,
che suo marito Anfitrione accusa di adulterio, pur essendo innocente.
Infatti la colpa sarebbe mia se ad Alcmena
fosse attribuito ciò che io stesso ho compiuto.
Allora fingerò di essere Anfitrione, come ho fatto sin dall’inizio,
e oggi getterò contro la famiglia di questi un grande scompiglio;
poi, alla fine, farò si che la cosa si mostri apertamente
e porterò un aiuto ad Alcmena al momento opportuno
e farò in modo che con un unico parto, senza dolori,
dia alla luce sia quello di cui è gravida dal marito sia quello di cui è gravida da me.
Ordinai a Mercurio di seguirmi subito,
se per caso volessi comandargli qualcosa. Ora rivolgerò la parola a costei.