Dalla Riforma Protestante alla dominazione spagnola in Italia | Domande riepilogative

1. Qual è la differenza tra il concetto di Controriforma e Riforma cattolica?
La reazione della Chiesa di Roma nei confronti della Riforma Protestante si traduce con un fenomeno che prende il nome di Controriforma o Riforma Cattolica. Entrambe le accezioni designano lo stesso fenomeno, visto, però da due angolazioni differenti. La prima mette in risalto la reazione contrastante della Chiesa nei confronti del protestantesimo, e sottolinea come la Riforma Protestante fosse totalmente da abolire. La seconda sottolinea, invece, come la Chiesa riconosca i propri errori e in base alla critica Luterana, essa tenti di correggerli.

2. Che cosa è stato il concilio di Trento?
Il concilio di Trento fu la prima decisione concreta, in seguito al fenomeno della Controriforma. Proclamato da Paolo III nel 1542, iniziò nel 1545 e si concluse nel 1563 con Paolo IV. La città di Trento, italiana ma facente parte dell’Impero, a metà strada tra l’Italia e la Germania, fu scelta per non dispiacere né ai cattolici né ai protestanti.

3. Quali sono state le decisioni prese al termine del Concilio?
Sul piano della dottrina, il Concilio ribadì la totale condanna di eresia per il protestantesimo:
– Ribadì la validità dei sacramenti confermando la presenza reale di Cristo nell’eucarestia e il battesimo;
– Contro la tesi del “sacerdozio universale” riaffermò la separazione tra clero e laicato;
– Ribadì che la Chiesa fosse l’unica interprete delle Sacre Scritture;

Sotto il profilo della disciplina:
– Fu ribadito l’obbligo del celibato ecclesiastico e quello della residenza.

Altre decisioni furono:
– Fu imposto il latino come lingua ufficiale della Chiesa;
– Fu creata una rete di seminari destinata alla formazione di uomini di Chiesa;
– Fu istituito il catechismo ;
– Furono presi altri provvedimenti contro il nepotismo, la simonia e il concubinaggio.

4. Quali sono stati gli strumenti adottati dalla Controriforma per combattere la Riforma Protestante?
Nei confronti della riforma protestante venne redatto un indice dei libri proibiti, libri che un buon cattolico non avrebbe mai dovuto leggere, venne istituito il catechismo, fu ribadita la caccia alle streghe e agli ebrei e fu istituito la congregazione del Santo Uffizio, una commissione cardinalizia che dirigeva tutti i tribunali dell’Inquisizione, al fine di rendere quest’ultimi più attivi ed efficienti.

5. Quali sono stati i principali movimenti religiosi nati con la Controriforma?
Le spinte repressive, nei confronti della riforma protestante si traducono in una vera e propria tendenza all’organizzazione, al fine di moralizzare la società sui canoni religiosi cattolici. Venne istituito l’Oratorio del divino amore, furono creati gli ordini dei teatini, cappuccini, somaschi, barnabiti, delle orsoline e dei gesuiti. Tutti basati su una vera e propria opera missionaria.

6. Delinea le caratteristiche della compagnia di Gesù.
Uno dei più importanti movimenti venutosi a creare in questo periodo è quello dei gesuiti, anche conosciuto come la compagnia di Gesù. Fondato nel 1534 da Ignazio da Loyola, un ufficiale spagnolo che ferito durante un assedio, fu preso da una crisi mistica. L’ordine che fiorì molto velocemente, prevedeva una formazione lunga e meticolosa: dopo circa dodici anni di studi il gesuita diveniva sacerdote. La struttura interna era rigorosamente gerarchica e l’autorità era concentrata nelle mani del capo dell’ordine: il generale. Reclutati attraverso una selezione durissima, i gesuiti erano uomini di Chiesa che perseguivano un’obbedienza di tipo militare.

7. Quali sono state le conseguenze della Riforma sul piano culturale?
Sul piano culturale la Controriforma ebbe risvolti nel campo delle arti figurative. La Chiesa, infatti, proibì la riproduzione di immagini sacre che fossero lascive, esse dovevano avere la sola funzione di propagandare la dottrina cattolica al fine di consolidare la devozione del popolo. Per quanto riguarda la musica, si proibì qualsiasi testo o melodia profana e si raccomandò la chiarezza e l’intellegibilità delle parole che avrebbero dovuto edificare e suscitare devozione.

8. Qual è stata la politica di Carlo V?
Figlio di Giovanna La Pazza e Filippo il Bello, Carlo d’Asburgo, noto come Carlo V, si trovò a governare un impero che di così vasti non se ne vedevano da Carlo Magno. Tuttavia la sua ascesa non fu molto semplice, poiché candidato al trono vi era anche Francesco I. Tuttavia gli elettori misero in vendita i propri voti, fu così che il vero protagonista di questa lotta fu il denaro. Carlo V, grazie all’appoggio dei banchieri Welser e Fugger, ne uscì dunque vittorioso.

Ottenuto il potere, obiettivo primario della politica di Carlo V fu garantire omogeneità e stabilità nei suoi vastissimi domini. Tuttavia questo progetto di restaurare l’autorità imperiale non era poi così semplice, e vedeva contrasti sia sul fronte esterno che interno. Sul primo vi era l’accanita rivalità con Francesco I, che poi si tradurrà in un’aspra lotta che lacererà profondamente l’Europa, e inoltre vi era la minaccia turco-ottomana, il cui impero stava avviando un processo di espansione territoriale.

Ben più complessi furono i problemi sul fronte interno in cui le Cortes di Castiglia e Aragona non vedevano di buon occhio l’ascesa di un imperatore che non conoscesse né lingua né alcun altro aspetto del nuovo regno, inoltre temevano che i propri interessi furono subordinati da quelli fiamminghi, nazionalità dei consiglieri del re. Si sfociò dunque nella ribellione: la cosiddetta rivolta dei comuneros. Nei territori germanici vi era inoltre il problema della Riforma protestante, la quale, con la Lega di Smalcalda, aveva fatto scindere i principi tedeschi in cattolici e protestanti. Qualsiasi tentativo di stabilità interna era vano, anche perché Paolo III rifiutava le richieste di Carlo per la convocazione di un concilio. Si raggiunse la stabilità solo nel 1555, poco prima dell’abdicazione del re.

9. Quali sono state le principali guerre d’Italia?
Le guerre d’Italia constano in totale di otto conflitti combattuti sul suolo italiano tra il 1494 e il 1559. Esse presero avvio nel momento in cui Ludovico il Moro per contrastare gli Aragonesi chiama in soccorso Carlo VIII. La scelta si rivelò sbagliata, perché Carlo non era un signore di uno Stato di medie o piccole dimensioni che poi si sarebbe potuto congedare con la concessione di un appezzamento di terreno. Egli era il sovrano di un potentissimo Stato, la Francia. Ecco che con la sua ascesa prende avvio quel lungo periodo di conflitti il cui obiettivo era la conquista della penisola.

La prima guerra dunque, quella di apertura, consiste nella discesa di Carlo VIII in Italia. Egli accolto con eccessivo servilismo, abbatté con molta facilità le resistenze del Regno di Napoli. Tale facilità allarmò gli altri Stati che proclamarono una lega antifrancese. Vista tanta ostilità Carlo decise di ritornare in patria. Nella via del ritorno si scontrò con le truppe della lega, in superiorità numerica, a Fornovo sul Taro. Superiorità che non riuscì a infliggergli una sconfitta decisiva.

La seconda guerra si ha con il successore di Carlo VIII, Luigi XII il quale riprese la politica espansionistica del predecessore. Egli preparò il terreno prima di giungere nella penisola, muovendosi in armonia con la Spagna. Fu proprio un accordo segreto con quest’ultima, il trattato di Granada, a far scoppiare la guerra. Il trattato suddivideva il Regno di Napoli tra le due potenze, Francia e Spagna e prevedeva la liquidazione della dinastia degli aragonesi. Federico III, re di Napoli, venuto a sapere dell’accordo, abdicò a favore della Francia facendo saltare il trattato. La guerra si concluse con l’armistizio di Lione e fu rovinosa per la Francia.

La terza guerra. Venezia approfittando della caduta di Valentino, personaggio di spicco il cui potere derivò da suo padre Alessandro VI, che morì poco prima della sua caduta, occupò la Romagna. Si costituì una lega antiveneziana, nota come lega di Cambrai, e Venezia subì una pesante sconfitta ad Agandello (1509). Ma fu lo stesso ideatore a distruggere la lega. Il pontefice Giulio II, temendo una ripresa subitanea di Venezia uscì dalla lega. La risposta del re di Francia (che, ovviamente, apparteneva alla lega) portò alla costituzione di una Lega santa, in funzione antifrancese. L’esercito svizzero cacciò i francesi e consegnò il Ducato di Lombardia a Massimiliano Sforza. Tuttavia alla morte di Luigi XII, salì al trono Francesco I che si occupò di riconquistare la Lombardia, cosa che si verificò con successo nella grande battaglia di Marignano. La guerra si concluse con la pace di Noyon, proclamata da Leone X al fine di promuovere un comune accordo tra potenze che si contendevano la penisola.

La pace avrebbe dovuto assicurare un lungo periodo di non belligeranza per l’Italia, ma non fu così, alla prima occasione di conflitto, lo scontro si sarebbe riacceso in modo più aspro del precedente. Tuttavia essa segna il termine della prima fase di guerre per l’Italia, che era molto distante dalla Spagna, la Francia e l’Inghilterra, il cui processo di unificazione era molto avanzato e si era svolto intorno a grandi monarchie nazionali.

Del secondo periodo ricordiamo la quinta e la settima guerra d’Italia.

La quinta guerra. Per Carlo V era vitale il controllo del Ducato di Milano, per il re di Francia era importante non farlo cadere in mani spagnole. Nacque così la guerra, che per i francesi culmino in una disfatta a Pavia; l’imperatore (spagnolo) si insediò come vassallo, Francesco II Sforza nel ducato. Francesco I, caduto prigioniero fu deportato in Spagna e costretto a firmare il trattato di Madrid in cambio della libertà. Nel trattato dichiaravano Milano e la Borgogna proprietà spagnole. Tuttavia, tornato in patria, Francesco I, decise di non rispettare il patto e continuò la lotta. Ma quest’ultimo in netta inferiorità di potenza, diede vita a una lega antiasburgica, la lega di Cognac, a cui partecipò anche il papa, che era stato in precedenza un grande sostenitore di Carlo V. La scelta si rivelò disastrosa: circa 12.000 mercenari (soprattutto lanzichenecchi) scesero a Roma e la occuparono. Questo avvenimento prende il nome di Sacco di Roma e non si verificava dai tempi di Alarico (410 a.C.). Per otto mesi Roma fu saccheggiata. Di tale fenomeno approfittarono anche gli Stati italiani, i fiorentini, per esempio, cacciarono i medici e proclamarono la Repubblica. Tuttavia ciò fini per giovare al papa, la situazione divenne insostenibile per gli stessi assedianti che vedevano scarseggiare i beni di prima necessità, vedevano la pestilenza e le continue risse tra mercenari. Fu così che Carlo V e il papa intensificarono le trattative e l’assedio fu tolto. Il trattato di Barcellona restituiva le terre al papato e in cambio otteneva il riconoscimento dell’Italia e l’incoronazione da parte del papa. A Cambrai, il 5 agosto 1529, viene stabilito che la Francia, pur rinunciando alle pretese sull’Italia, può rientrare in possesso della Borgogna (La pace di Cambrai è detta anche pace delle due dame, poiché non viene negoziata direttamente dai due sovrani, ma da Luisa di Savoia, madre di Francesco I, e da Margherita d’Austria, zia di Carlo V). Con questo patto la Spagna ribadisce definitivamente il suo dominio sull’Italia, delle cui sorti Carlo V diviene unico e incontrastato arbitro.

La settima guerra ha inizio alla morte di Francesco Sforza, duca di Milano. Carlo V vìola una clausola della pace di Cambrai e occupa di nuovo il ducato di Milano. I francesi risposero e si riaccese il contrasto. L’intervento del papa Paolo III portò alla tregua di Nizza. La guerra fu poi riaccesa da Francesco I che approfitto di una sconfitta dell’esercito imperiale. La mossa fu avventata ma si rivelò decisiva. Il re di Francia riuscì, infatti, a strappare la cosiddetta pace di Crépy agli avversari in cui venivano ribadite le condizioni della tregua di Nizza (dominio imperiale sul Ducato imperiale e quello francese su quello di Savoia).

10. Cosa stabilisce la pace di Augusta?
La pace di Augusta del 1555 tra l’Impero e la Lega di Smalcalda sancì ufficialmente la divisione della Germania tra cattolici e luterani: per la prima volta nella storia dell’Occidente cristiano due forme religiose, per l’appunto la cattolica e la luterana, ottenevano pari riconoscimento legale. Cosa del tutto nuova nella storia d’Europa, i sudditi furono obbligati a seguire la confessione religiosa del loro sovrano. In precedenza, invece, i sudditi erano, a parte i gruppi minori ed emarginati, tutti cattolici. Ciò ebbe il risultato che non di rado dovettero passare più volte da una confessione all’altra in rapporto al succedersi dei principi, secondo quella norma definita Cuius regio eius religio. Ad Augusta si decise anche di regolamentare il problema delle confische dei beni della Chiesa da parte dei protestanti. Con la pace di Augusta Carlo V rinunciò a imporre in Germania l’egemonia dell’Impero in campo religioso e accondiscese a una più ragionevole politica di equilibri e compromessi. L’anno dopo, l’imperatore abdicò clamorosamente, dividendo l’impero in due tronconi: al fratello Ferdinando I lasciò la corona imperiale, le terre degli Asburgo, la Boemia e l’Ungheria; al figlio Filippo II lasciò la Spagna, Milano, i regni di Napoli, le colonie americane e i Paesi Bassi. Con l’abdicazione, dunque, Carlo V dichiarava ufficialmente e lucidamente il proprio fallimento ma anche la sua inconfutabile grandezza morale.

11. Sintetizza la politica di Filippo II di Spagna con particolare riferimento alla rivolta dei Paesi Bassi.
Filippo II, re di Spagna, viene considerato il campione della controriforma. Per le persecuzioni da lui volute hanno sottolineato il carattere oscurantista della sua politica, gli storici cattolici invece lo hanno visto sempre come una personalità dalla forte determinazione e moralità. Filippo II fu totalmente l’opposto di Carlo V, in termini di mobilitazione. Mentre suo padre infatti, Carlo, viaggiò tutta la vita, suo figlio non si mosse dalla Castiglia e dislocò la sede della corte a Madrid, di centralità puramente geografica. Difficile era il suo raggiungimento rispetto a una città costiera: scontata fu una crisi nella circolazione delle informazioni. Inoltre la cautela e la riflessione che Filippo dedicava a ogni decisione gli meritarono l’epiteto di “re prudente”. Prudenza che spesso diveniva lentezza eccessiva, troppa cura per il superfluo. Questa sua connotazione finì per nuocere all’impero facendolo definire “incapace di evolversi”, un re troppo flemmatico per restare al passo con i tempi.

Conquistato per un caso fortuito anche la corona del Portogallo, Filippo II decide di potenziare la propria influenza al fine di collegare i propri possedimenti con i Paesi Bassi. Tuttavia il controllo di questa regione risultava problematico per il re, per motivi:
fiscali, poiché i sudditi non sopportavano il pesante fiscalismo;
– politici, perché i nobili non tolleravano le pesanti ingerenze dell’imperatore;
– religiosi, per la diffusione del calvinismo.
Fu così che Filippo II decise di reprimere questo movimento, istituendo ben quattordici episcopati, ponendoli sotto il proprio controllo e intensificando la persecuzione religiosa. Fu così che scoppiò la ribellione. Fu così inviato il duca d’Alba a placare la situazione, ma senza evidenti risvolti. I ribelli, che ora erano noti come “pezzenti” , avevano ottenuto ciò che mancava loro, un capo di grande prestigio che li avrebbe guidati: Guglielmo I di Nassau, principe di Orange, il cui capolavoro politico fu l’Unione di Grand che vedeva unificate regioni ribelli del Nord e del meridione. La situazione, fortunatamente per la Spagna, fu ripresa in mano da Alessandro Farnese, che migliorando le operazioni militari e appellandosi ai “sentimenti religiosi” dei ribelli riuscì a recuperare le terre sud. Si giunse a una vera e propria spaccatura (1579) i cattolici diedero vita all’Unione di Arras che si contrappose all’Unione di Utrecht, protestante. Da quest’ultima nacque la Repubblica delle Sette Province, indipendente dalla Spagna. Nel 1609 Maurizio d’Orange impose una tregua di dodici anni per accettare i nuovi cambiamenti politici, che comunque verranno confermati con la pace di Vestfalia, al termine della guerra dei cent’anni.

12. Sintetizza la politica di Elisabetta I d’Inghilterra.
Elisabetta I, figlia di un matrimonio considerato sacrilego, tra Enrico VIII e Anna Bolena, fu una delle personalità più ammirate dell’epoca. Sotto il suo lunghissimo regno l’Inghilterra poté trasformarsi in una vera e propria potenza di prima grandezza, trascorrendo un periodo di prosperità economica e culturale. Per quanto riguarda la sua politica, la regina comprese subito che i sudditi avevano bisogno di pace, e decise di evitare, il più possibile, il riaccendersi di contrasti religiosi. Conservatrice delle arti e delle scienze essa detestava qualsiasi forma di fanatismo religioso; ciononostante orientò il paese verso il protestantesimo. Con la Legge di supremazia divenne “suprema reggente delle cose sacre e profane” e con la Legge di uniformità ripristino i 39 articoli di fede di Edoardo VI (The book of common prayer). Ostacolò ogni forma di calvinismo soprattutto quella dei puritani (così chiamati perché chiedevano un’attenzione pura dei principi protestanti).

Dal punto di vista politico avviò una politica di modernizzazione dell’apparato politico e produttivo del paese. Rafforzò la monarchia. Dal punto di vista economico incentivò la lavorazione della lana e l’industria del ferro. Ora l’Inghilterra, con i suoi livelli di importazione ed esportazione poteva competere con i paesi più avanzati del continente. Si incentivarono le navi corsare guidate da Francis Drake per esempio. Inoltre fiorirono vere e proprie compagnie commerciali che si focalizzavano sull’esportazione in luoghi specifici è il caso della Compagnia della Moscova, del Levante e delle Indie Orientali.

13. Cause e conseguenze della guerra tra Spagna e Inghilterra.
La causa scatenante della guerra tra Spagna e Inghilterra fu la condanna e l’esecuzione della cattolica Maria Stuart sovrana di Scozia. Essa accusata di aver congiurato contro il suo secondo marito (poiché sposò il suo assassino), fu abbandonata dal popolo e costretta ad abdicare a favore di Giacomo, dovette riparare dalla sua rivale Elisabetta, che la imprigionò. Sotto costante pressione del popolo inglese, con molti ripensamenti da parte di Elisabetta e con la scoperta di un ulteriore cospirazione ben più grave delle precedenti, si approvò l’esecuzione che fu attuata nel 1587. La Stuart dirà di essersi sacrificata per la fede. La Spagna, cattolica, vista la perdita di una personalità che aveva fatto recuperare terreno al cattolicesimo entra inevitabilmente in guerra con l’Inghilterra. Fu uno degli scontri navali più memorabili dell’epoca. L’invincibile armata spagnola contro la flotta inglese. Fu, tuttavia, l’inclemenza del tempo a favorire gli Inglesi che ottennero la vittoria.

I risvolti della guerra furono, quindi:
– Il protestantesimo restava saldamente radicato in Inghilterra nelle province dei Paesi Bassi;
– La Spagna rimase la potenza dominante in Europa fino entro il XVII secolo, allorché il suo declino iniziò con la guerra dei trent’anni contro la Francia e il suo dominio sui mari fu messo in discussione dall’emergere della potenza navale olandese.
– L’Inghilterra poté emergere come potenza predominante sui mari e come nazione colonizzatrice europea solo dopo la guerra dei sette anni (1756 – 1763).

14. Sintetizza le guerre di religione in Francia.
In Francia, nella seconda metà del ‘500, il malessere sociale conciliato con le organizzazioni religiose fece degenerare la situazione che si tradusse in vere e proprie guerre civili. Caterina dei Medici fu una delle personalità che più si dedicò alla repressione dei cosiddetti ugonotti – i calvinisti francesi. Le spaccature religiose avevano un loro riflesso anche nella nobiltà, in cui, da un lato vi era la fazione cattolica guidata dai Guisa, dall’altro quella protestante con i Coligny. La reggente che non voleva cadere nelle mani di nessuna delle due fazioni, decise di avviare una pacificazione religiosa, garantendo una sorta di libertà di culto ai calvinisti, ma il progetto fallì. Si avviarono le guerre civili nel momento in cui i Guisa sventarono un colpo di Stato da parte degli ugonotti. Si sta parlando del cosiddetto massacro di Vassy. In cui a punto i Guisa uccisero un gran numero di protestanti calvinisti. Vani furono i tentativi di pacificazione della reggente, nel 1572, si verificò una vera e propria caccia all’uomo: la notte di San Bartolomeo. Furono trucidati migliaia di ugonotti tra cui l’ammiraglio Coligny.

Con l’ascesa del successore di Carlo IX, Enrico III la situazione peggiorò. La fazione protestante si organizzò sotto Enrico di Borbone, quella cattolica sotto Enrico di Guisa., si costituì una lega santa. Tuttavia Enrico III fece assassinare il capo cattolico per allearsi con quello protestante. Questo gesto fu vendicato e alla sua morte designò come suo successore Enrico di Borbone con la condizione che si convertisse al cattolicesimo. Cosa che avvenne correttamente, nonostante il sovrano spagnolo avesse temuto che il regno francese sarebbe caduto nelle mani dei protestanti. Spagna e Francia firmarono la pace di Vervins e la pacificazione interna francese si risolse con l’editto di Nantes: gli ugonotti ottennero libertà di culto, eccetto per Parigi e le zone circostanti.

15. Cause e conseguenze della guerra dei 30 anni.
La causa scatenante della guerra dei trent’anni fu la protesta nei confronti dell’ondata di cattolicizzazione lanciata da Ferdinando di Stiria, ebbe come sfondo la Boemia.

La guerra dei trent’anni fu probabilmente il più grave evento che coinvolse l’Europa centrale prima delle Guerre Mondiali, ed ebbe conseguenze molto rilevanti sia da un punto di vista sociale e demografico, sia da un punto di vista più strettamente politico e culturale, come apparve chiaramente in quella che fu definita la Crisi del Seicento.

La causa principale del calo demografico non è tanto legata a eventi bellici, che contribuirono in maniera relativamente bassa, ma alla mancanza di vettovaglie e al ripetuto diffondersi di epidemie; il passaggio delle truppe, in gran parte eserciti di mercenari che traevano sostentamento dal saccheggio sistematico dei luoghi che attraversavano, generava una carenza di viveri che indeboliva gli abitanti, rendendoli facile preda di malattie infettive la cui diffusione era favorita dai flussi di profughi e dal concentramento degli sfollati nelle città. Questo ricorrere di epidemie e calo demografico, che trova riscontro in vari documenti dell’epoca, come registri parrocchiali e delle tasse, sembra comunque fosse già, almeno in parte, cominciato prima della guerra, che quindi forse non fece altro che accelerare un processo già innescato.

Da un punto di vista più generale, la guerra segnò la fine dei conflitti religiosi nell’Europa occidentale; dopo il 1648, nessuna grande guerra europea fu giustificata da motivazioni confessionali. La Pace di Vestfalia viene ancora oggi considerata come uno dei cardini della concezione dello stato sovrano, e il primo trattato stipulato tra pari. Infatti i prìncipi tedeschi protestanti ebbero libertà di culto.

16. Quali sono state le cause della crisi del ‘600?
Diversi fattori concomitanti hanno dato avvio alla crisi del’600, considerata da molti storici come un vero e proprio periodo di trasformazione piuttosto che una semplice crisi:

1. Stagnazione o decremento demografico. La popolazione è uguale oppure in diminuzione. Questo dipende dalle aree geografiche e dal periodo preciso. Infatti la crisi si sviluppa in un periodo molto ampio.
2. E’ probabile che la crisi sia iniziata con un processo di polarizzazione delle ricchezze, concentrate nelle mani di poche persone, i grandi proprietari, mentre la maggioranza della popolazione è poverissima.
3. L’impoverimento è la causa del decremento demografico, perché viene ritardata l’età del matrimonio a causa del basso reddito; diminuendo i figli, si genera questo decremento. Bisogna considerare che all’epoca l’età media si aggirava intorno ai 30 – 40 anni.
4. Clima: c’è un raffreddamento generale. Non si conoscono le cause, ma probabilmente si tratta di fasi cicliche. Tuttavia, questo raffreddamento accentua la crisi dell’agricoltura che all’epoca dipendeva dal clima a causa del fenomeno della cerealizzazione.
5. La cerealizzazione si era diffusa sin dal ‘500, poiché nel Rinascimento, a causa dell’aumento demografico, per poter sfamare le popolazioni, erano state aumentate le superfici di terreno coltivabile a grano, a danno dell’allevamento. Ci sarebbe stata una seconda soluzione, cioè migliorare la produttività a parità di terreno. Non era però possibile, in quanto le tecniche, nonostante l’0utilizzo della rotazione triennale, erano piuttosto arretrate. La coltivazione a grano dipendeva poi dal clima. L’allevamento nel ‘550 era stato danneggiato, dunque vi era una scarsa disponibilità di concime ed un ulteriore danno all’agricoltura. Questa dipendenza dell’agricoltura dal fenomeno della cerealizzazione è una delle cause della crisi.
6. Epidemie e carestie. Nel ‘600 riesplodono le epidemie che fin dall’antichità riemergono a fasi cicliche: sono presenti nel Medioevo e poi nel Seicento, ma non nel Rinascimento. Vi sono diverse reazioni alla crisi dell’agricoltura che viene accentuata da queste epidemie e carestie. Le aree progredite (Inghilterra, Olanda, Italia del Nord, in parte Francia) reagiscono alla crisi e potenziano il capitalismo trasformando la proprietà fondiaria, cioè i nobili proprietari di terre, in moderni imprenditori agricoli. Nei Paesi arretrati (Italia del Sud e Spagna) ci è una progressiva rifeudalizzazione, un sistema simile a quello medievale.
7. Cessa l’afflusso di metalli preziosi, mandando in crisi le economie basate sullo sfruttamento parassitario che sulla produttività, come la Spagna. Vi è una crisi nelle attività commerciali alla quale l’Inghilterra e l’Olanda reagiscono riorganizzando i commerci su scala mondiale e potenziando le flotte mercantili. L’Olanda crea le compagnie delle Indie orientali e occidentali.
8. La Guerra dei Trent’anni (1618 – 1648), che sconvolge il Seicento con grazi conseguenze a livello economico. Tuttavia, la guerra aggrava una crisi già esplosa precedentemente.

17. Che cos’è il Barocco?
Derivato probabilmente da baroco, termine medievale che indicava un modo di ragionare particolarmente artificioso ed eccentrico, o da barroco, lemma portoghese che designava una perla dalla forma irregolare e bizzarra, il vero e proprio Barocco indica le trasformazioni di gusto e stile che caratterizzarono l’arte e la letteratura del ‘600. Caratteristiche proprie del Barocco sono la prevalenza della massa e del movimento; i forti contrasti di luci e ombre, l’instabilità, la ricchezza degli ornamenti. Il termine barocco quindi, che tra XIX e XX secolo si carica di un’accezione negativa (enfatico, pesante, eccessivamente fastoso), oltre a insistere su temi quali l’illusione e il contrasto tra apparenza e realtà, è stato adoperato per designare una fase della sensibilità collettiva, nella quale i valori dell’immaginazione si liberarono fino ad arrivare quasi al disordine. Centro di irradiazione dello stile Barocco in Europa fu ancora una volta l’Italia, la quale riaffermò il proprio primato culturale pur versando in una condizione di debolezza politica ed economica. Risultati spettacolari furono raggiunti soprattutto nel campo dell’architettura, e furono proprio gli specialisti italiani ad essere chiamati nelle principali capitali europee per rinnovarne l’aspetto. Fu così che le grandi città italiane ed europee si arricchirono di fastosi edifici, pubblici e privati, di chiese, piazze e monumenti: il gusto barocco, ispirato a principi di spettacolarità ed invenzione, invase quasi tutto il continente, assumendo caratteristiche diverse nelle singole regioni. Quella barocca fu senza dubbio l’età d’oro del teatro (basti pensare a William Shakespeare), arte per eccellenza dell’apparenza e dell’illusione, ma anche della sorpresa. Le rappresentazioni teatrali erano una sorta di evento multimediale, in cui parola, immagine e suono si fondevano. Gli spettacoli, generalmente ricchi di apparati scenografici e di effetti speciali, andarono elaborandosi fino a giungere a soluzioni straordinarie e diverse, quali il dramma pastorale e l’opera. Tra la fine del ‘500 e i primi decenni del ‘600 i pontefici sostennero un intenso mecenatismo artistico: i numerosi progetti non si limitarono a trasformare radicalmente il volto di Roma, ma fecero dell’Urbe il nucleo di irradiazione del Barocco. Fu così che Roma tornò agli antichi splendori, soprattutto grazie all’iniziativa propulsiva del Papa Sisto V, il cui lavoro fu diligentemente proseguito dai pontefici posteriori. In questo periodo conquistarono fama architetti come Carlo Maderno, Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini. Inoltre, i caratteri classicheggianti dell’antica capitale, se da un lato vennero radicalmente alterati, dall’altro si coniugarono con elementi di matrice barocca che ridiedero a Roma l’aspetto di una città ricca e moderna.

18. Delinea i passaggi fondamentali della I Rivoluzione Inglese fino alla caduta del regno di Cromwell.
(Nel 1628 Carlo I per sostenere le spese necessarie all’appoggio militare in Francia per il soccorso degli ugonotti, convocò il Parlamento. I parlamentari però, invece di concedere sussidi al re, gli chiesero conto di tutte le illegalità commesse, chiedendogli di firmare la cosiddetta Petizione dei Diritti (Petition of Rights) con la quale si decretava che ogni imposizione fiscale dovesse essere approvata dal Parlamento stesso, mentre altre pratiche – quali i prestiti forzosi, l’arruolamento obbligato, gli arresti immotivati (contro l’Habeas Corpus della Magna Charta Libertatum) – venivano dichiarate illegali. Per questo motivo il re sciolse il Parlamento appena un mese dopo la riconvocazione. Durante i dieci anni d’assenza del Parlamento, Carlo I, sostenuto dall’arcivescovo di Canterbury William Laud e dal Consiglio della Corona, tentò di racimolare denaro attraverso l’imposizione di nuovi tributi, come ad esempio lo ship money – esteso non più soltanto alle città portuali – e combatté strenuamente il puritanesimo, applicando una pesante censura ai testi religiosi allora in circolazione. Tentò inoltre di diffondere l’Anglicanesimo in Scozia, regione di fede calvinista, provocando una rivolta. Carlo I si trovò costretto a convocare il Parlamento per chiedere l’approvazione di ulteriori tasse necessarie a formare un esercito da inviare contro gli insorti. Ciò avvenne il 13 aprile 1640, ma il 5 maggio dello stesso anno, a causa delle proteste dei parlamentari, il monarca sciolse l’assemblea.

I successi dei rivoltosi scozzesi e lo scoppio della rivolta in Irlanda costrinsero però il re a riconvocare il parlamento e ad accettare, pur di farsi concedere sussidi, una limitazione (almeno formale) del proprio potere in favore di quello del parlamento stesso; quest’ultimo non si sciolse fino al 1653, ed è perciò denominato “Parlamento Lungo”.)
La scintilla che diede inizio alla I rivoluzione inglese si ebbe in Irlanda quando scoppiò una violenta insurrezione di contadini e proprietari cattolici contro i protestanti: il re sarebbe stato sospettato di aver fomentato al rivolta al fine di modificare il quadro politico e ottenere un reclutamento di un esercito per schiacciare il Parlamento. Fu così proclamata la cosiddetta Grande rimostranza che ribadiva la chiusura del reclutamento degli eserciti e delle nomine ministeriali. Fu così che il re, Carlo I, tentò il colpo di Stato presentandosi al parlamento con una schiera di armati. La sconfitta fu totale, i capi dell’opposizione fuggirono e si scatenarono violente manifestazioni di massa. Carlo I dovette abbandonare la capitale. Era appena scoppiata la I Rivoluzione inglese. Fu così che di configurarono precisi schieramenti: i cavalieri (per il re) e le teste rotonde (per la borghesia e Parlamento). Fu così che continuò la guerra fino a che non comparse Oliver Cromwell, che riorganizzò le truppe Parlamentari nel New model Army di stampo puritano. Carlo I fu così sconfitto a Marston Moor e a Naseby. Tuttavia tale vittoria non fece altro che provocare il disfacimento dello schieramento vincitore che si spezzò sia dal punto di vista politico che religioso. La maggioranza parlamentare era presbiteriana (sosteneva l’introduzione di un’unica confessione calvinista), l’esercito invece si ispirava a un’altra anima del puritanesimo, gli indipendenti che sostenevano una libertà di culto (scelta coerente con l’organizzazione del New Model Army). Dal punto di vista politico invece comparvero i levellers coloro che promuovevano la riduzione dei poteri del sovrano e l’abbattimento della monarchia.

Comunque vista la situazione il re fu costretto a fuggire in Scozia. Gli stessi scozzesi invasero l’Inghilterra e lo stesso Cromwell che fino a quel momento si era adoperato per salvaguardare la monarchia fu accusato di tradimento. Si aggiunsero altri estremisti quali i diggers che promuovevano l’abolizione della proprietà privata, e i quaccheri, pacifisti contrari a ogni forma di organizzazione e autorità religiosa. Cromwell vinse contro gli scozzesi e occupò Londra; convocato un “Parlamento ridotto”, Carlo I fu processato e condannato a morte. Venne abolita la Camera dei Lord a favore della Repubblica: il Commonwealth.

Riguardo la politica di Cromwell si può dire che fu fortunato sia in quella interna che in quella estera. Per quanto riguarda la prima riappacificò la situazione in Scozia e in Irlanda sopprimendo le frange estremiste, per quella estera in quanto promulgò l’Atto di Navigazione che sanciva il monopolio dell’Inghilterra negli scambi d’oltremare, soppresse la reazione olandese a tal proposito, stipulò trattati vantaggiosi con Svezia, Danimarca e Portogallo e si alleò con la Francia contro la Spagna. Con Cromwell l’Inghilterra accentuò il suo ruolo di primo piano sia sullo scenario internazionale che coloniale. Tuttavia tale personalità non fu altrettanto fortunata in politica interna in quanto non riuscì a costruire un solido sistema di governo a causa dei contrasti con il parlamento. Il parlamento ridotto fu nuovamente epurato (Barebone Parliament) e intanto Cromwell divenne Lord protettore di Inghilterra, Scozia e Irlanda, e la sua sembrava sempre più una dittatura militare. Testimonianza dell’instabilità del suo governo fu data dal fatto che alla sua morte il suo successore Richard dovette lasciare il trono dopo qualche mese.

19. Qual è stata la politica di Richelieu e Mazzarino in Francia?
Nel 1610 Enrico IV fu ucciso da un fanatico cattolico. Gli succedette il figlio, il piccolo Luigi XIII, al posto del quale esercitò il potere la madre, l’italiana Maria dei Medici. Nel 1614, in una grave situazione di conflittualità interna, furono convocati gli Stati generali, un’assemblea composta dai rappresentanti dei tre ordini in cui era suddivisa la popolazione: fu l’arena in cui si affrontarono i nobili e i rappresentanti della borghesia burocratica e imprenditoriale. Nel 1617 Luigi XIII si appropriò del pieno esercizio del potere. Al suo fianco era il cardinale di Richelieu, divenuto successivamente Capo del Consiglio del re. Richelieu intraprese una vera e propria offensiva in grande stile, volta al rafforzamento del potere monarchico – uno Stato nello Stato. Il cardinale si dedicò innanzitutto alla rimozione della presenza ugonotta, contro la quale era animato da motivi prettamente politiche. Nel 1628 fece cadere l’ultimo caposaldo (La Rochelle) con un lungo e sanguinoso assedio e, con l’editto di grazia, sancì la libertà di culto dei protestanti e il disfacimento del loro apparato politico-militare. Richelieu condusse un’azione decisa contro quegli esponenti delle grande nobiltà che tramavano per ristabilire i loro antichi privilegi; inoltre l’ex cardinale esaltò il ruolo degli intendenti, funzionari che accentrarono nelle loro mani l’amministrazione delle province sostituendosi ai governatori di origine aristocratica. L’unico problema che il cardinale non riuscì a risolvere fu quello delle agitazioni popolari. Nel 1642 il cardinale Richelieu morì, lasciando il posto di Capo del Consiglio del re a Mazzarino, anch’egli ex cardinale e consigliere del suo predecessore. L’ascesa di costui fu facilitata dalla presenza favorevole di Anna d’Austria, madre del nuovo sovrano francese Luigi XIV (di appena 5 anni), legata a Mazzarino da forti vincoli di fiducia e collaborazione. Il progetto del cardinale prevedeva l’affidamento dell’esazione delle imposte esclusivamente agli intendenti. Ciò suscitò l’opposizione dei Parlamenti provinciali francesi, un’opposizione che presto degenerò in un’aperta rivolta: la Fronda parlamentare. I parlamentari riuscirono a mobilitare il popolo di Parigi e a occupare la città per alcuni giorni. Mazzarino fu costretto a lasciare Parigi e ad accettare le rivendicazioni parlamentari, poi da lui stesso abilmente vanificate a causa del laconico programma della Fronda stessa. Nel 1650, invece, vi fu la Fronda dei Principi, causata dall’ostilità dell’aristocrazia allo strapotere di Mazzarino, dal successo ottenuto dai parlamentari e dalla forte oppressione sociale. Mazzarino fu nuovamente costretto a lasciare Parigi e a rifugiarsi a Colonia, in Germania. Di qui diresse le operazioni delle truppe fedeli alla monarchia e nel 1652 sconfisse indirettamente il capo dell’esercito ribelle, il principe di Condè. Il cardinale, accompagnato dalla reggente e da Luigi XIV, rientrò trionfalmente a Parigi. La fine delle turbolenze consentì a Mazzarino di riprendere con energia la guerra contro la Spagna: tra le scelte diplomatiche del cardinale vi furono l’alleanza con la Repubblica inglese di Cromwell e, in seguito alla vittoria sugli spagnoli, la pace dei Pirenei, che nel 1659 riconosceva alla Francia l’Artois e all’Inghilterra la Giamaica. Questa pace decretò il tramonto della potenza spagnola e il rafforzamento della Francia nel ruolo di massima potenza continentale

20. Quale è stata la causa della dominazione spagnola in Italia? E quali sono le caratteristiche di questa dominazione?
La dominazione spagnola in Italia è sancita definitivamente dalla pace di Cateau-Cambrésis che pose fine al conflitto franco-asburgico per il controllo dell’Italia, e che assegnò gran parte dei territori, appunto, al controllo spagnolo.

Dopo circa cinquant’anni di conflitti, la penisola ora vivrà un lungo periodo di pace, che gli storici chiamano quiete d’Italia. Il controllo spagnolo si avvaleva di varie istituzioni come il Consiglio d’Italia e l’Inquisizione spagnola. Nella penisola la monarchia era rappresentata da viceré e dal governatore del ducato di Milano. Tuttavia il segreto della stabilità del dominio spagnolo non risiedeva nelle istituzioni ma sul coinvolgere nel governo i ceti dirigenti locali, che si integrarono perfettamente nel sistema imperiale spagnolo. Ciononostante un problema importante incombeva sulla penisola. Le ingenti richieste di risorse per le guerre con i turchi, la rivolta dei Paesi Bassi, le guerre di religione in Francia avevano determinato una forte pressione fiscale che aggravò le condizioni di vita dei sudditi, inasprendo la tensione sociale. Fenomeno che ebbe come conseguenza il dilagare di banditismo e ribellismo generalizzato.

Un’altra caratteristica della dominazione spagnola fu quella che gli studiosi chiamano rifeudalizzazione. In cambio di denaro i governi concedevano titoli nobiliari e diritti feudali. Tuttavia non si verificò un ritorno all’ormai antico e obsoleto feudo, il fenomeno fu ben più superficiale e isolato.

21. Cos’è il Calvinismo?
Il calvinismo è un movimento cristiano evangelico sorto nel XVI secolo nell’ambito della Riforma protestante a seguito dell’opera e della predicazione di Giovanni Calvino. La dottrina calvinista si basava sul fatto che la salvezza non dipendesse dai meriti dell’individuo ma dalla Grazia divina. Dunque, solo alcuni eletti erano destinati alla salvazione. Tuttavia l’individuo non avrebbe dovuto rassegnarsi al proprio destino, ma ricercare continuamente i segni di appartenenza a questa élite. La ricerca era sostanzialmente basata sul successo personale, il dovere compiuto e il lavoro ben eseguito, per esempio. Fu in questi termini che il movimento introdusse una vera e propria nuova etica del lavoro. Il denaro, in particolare, non doveva essere dedicato solo al proprio sostentamento e per quello dei poveri bensì doveva essere investito in attività che generassero a loro volta nuovi guadagni.

22. Chi erano gli anabattisti?
Il movimento degli anabattisti è uno dei tanti movimenti nati in seguito alla Riforma luterana. Esso basava il proprio credo sull’invalidità del battesimo quando si è neonati. Tutti gli uomini andavano battezzati nuovamente.

23. Cos’è la Chiesa Anglicana?
Chiesa anglicana è il nome assunto dalla Chiesa d’Inghilterra dopo la separazione dalla Chiesa cattolica nel XVI secolo. Il termine latino è precedente alla Riforma protestante e indicava genericamente la chiesa cattolica inglese, allo stesso modo in cui la chiesa francese era denominata Chiesa Gallicana. In seguito, dopo lo scisma avvenuto durante il regno di Enrico VIII (Atto di Supremazia) e per influsso delle dottrine protestanti provenienti dal continente europeo, la Chiesa anglicana ha assunto una particolare fisionomia dottrinale ed organizzativa.

La base dottrinale della Chiesa anglicana è contenuta nei Trentanove articoli di religione. La Chiesa anglicana, però, è essenzialmente pluralista. Nel suo interno convivono (e spesso si scontrano) tendenze diverse, ed ogni comunità può fare capo ad esse ed assumere una forma di culto molto diversa. Vi sono, ad esempio, gli “anglo-cattolici”, che si differenziano poco dal cattolicesimo (presentano una forma di culto molto simile alla Messa cattolica), i neo-liberali, i riformati (che si attengono al calvinismo), gli evangelicali, i pentecostali/carismatici.

24. Qual era la dottrina di Zwingli?
Sulla scia dei numerosi movimenti nati con la Riforma Protestante, Zwingli riformò la chiesa di Zurigo. Ordinò la soppressione delle immagini nei santuari, abolì il celibato dei preti, smantellò i conventi, abolì la messa ma soprattutto abrogò il sacramento dell’eucaristia negando in essa qualsiasi presenza reale del Signore e ritenendolo unicamente un rito commemorativo dell’Ultima Cena.

FONTI:
– Nuovi profili storici, (Giardina, Sabbatucci, Vidotto) 2008, Laterza
– Wikipedia.org
– Immagine da: http://babilonia61.com/