I compagni di Catilina: profilo di una congiura, Bellum Catilinae (14-15), Sallustio

In una città talmente tanto corrotta, cosa che era molto facile (all’epoca), Catilina aveva intorno a sé masse di svergognati e delinquenti come altrettante guardie del corpo. (Vi era) chi svergognato, corruttore (e) crapulone aveva distrutto i beni paterni con il gioco, le gozzoviglie e il sesso, e tanto più aveva accumulato un grande debito per riscattare uno scandalo o un delitto, e poi gli assassini da ogni zona, i ladri sacrileghi, i condannati in giudizio o quanti erano in attesa di giudizio per le proprie azioni, quelli che vivevano per loro mano e per la loro lingua o con il sangue dei cittadini, coloro che erano tormentati da uno scandalo, dalla miseria e dal rimorso(;) (Insomma) tutti costoro erano a lui familiari. E se qualcuno privo di colpe s’imbatteva nella sua amicizia, con la frequentazione quotidiana e le lunsinghe era reso facilmente in tutto e per tutto simile agli altri. Ma cercava maggiormente le amicizie dei giovani. Infatti (a seconda di) come la passione di ciascuno ardeva in base all’età (oppure: “in base all’età e alle passioni di ciascuno”), ad alcuni procurava le donne ad altri i cani e comprava cavalli; insomma non badava a spese né alla propria reputazione pur di renderli succubi e a lui fedeli. Mi risulta, da alcune fonti, che coloro i quali frequentavano l’abitazione di Catilina avrebbero conservato poco onorevolmente il loro pudore; ma questa diceria ha preso piede più per altre cose che non perché la notizia fosse accertata. Sin dall’inizio, quando era ancora giovane, Catilina ebbe molte relazioni sessuali indegne, con una nobile vergine, con una delle Vestali, altri episodi dello stesso tenore contro il diritto umano e divino. Infine, innamoratosi di Aurelia Orestilla, della quale mai un galantuomo ebbe a lodare nulla se non la bellezza, poiché ella esitava a sposare quello temendo un figliastro d’età adulta, si dà per certo che (Catilina), dopo aver ucciso il figlio, abbia reso libera la casa per le nozze maledette. Questo episodio mi sembra soprattutto essere stato la ragione per affrettare il delitto. Sicuramente un animo impuro, ostile agli dei e agli uomini, non poteva trovare la pace né durante la veglia né durante il sonno: in tal modo la coscienza attanagliava la mente sconvolta. Dunque il suo colore esangue, gli occhi deformi (sguardo truce), il modo di camminare che oscillava tra la fretta e l’esasperata lentezza: insomma, nel suo viso e in tutto l’aspetto esteriore appariva la follia.