Canto VIII – il climax di astio e vendetta nel canto VIII e Virgilio impossibilitato a compiere il proprio dovere

Il canto VIII dell’Inferno è caratterizzato da un continuo crescendo di astio e ostilità da parte di Dante nei confronti di Filippo Argenti. Il lettore, infatti, constata con molta facilità che in un preciso momento non riconosce più il Dante con cui ha viaggiato fin ad allora. Lapalissiano è il cambiamento di registro, le domande e le richieste si fanno fin da subito concise e laconiche, sottolineando quest’ostilità che Dante conserva nel cuore.

Il tutto ha inizio quando nella maledetta tranquillità infernale, dallo Stige, lordo di fango, si erge un dannato. Il tale si rivolge immediatamente a Dante chiedendogli chi fosse colui che si trova nell’inferno nonostante non sia morto. Dalla prima risposta di Dante, che si attesta essere cruda, sterile, diretta, concisa e carica di avversione ostilità, emerge immediatamente una mutazione a livello etico dell’agens, che si riversa anche nel registro. In generale, la critica afferma che dal canto VIII si assiste a un inesorabile cambiamento di registro che si configura più solenne e forte, ciò probabilmente dovuto al fatto che Dante fosse in esilio, o molto più semplicemente che, scendendo sempre più in fondo nell’inferno, sia stato necessario utilizzare parole che rendano meglio la situazione. Tuttavia, l’Alighieri ha sempre portato rancore verso Filippo Argenti, appartenente alla casata degli Adimeri. Il dannato infatti, in vita, era di parte nera, pare che avrebbe dato uno schiaffo all’Alighieri e che suo fratello, Boccaccino, abbia confiscato alcuni beni di Dante.

Il dialogo tra i due continua a botta e risposta fino a che, il dannato, bizzarro, si accinge a salire sulla barca e Virgilio tempestivamente, non solo respinge l’anima, ma abbraccia Dante rendendo omaggi a sua madre. La situazione a questo punto si fa piuttosto palese. L’ostilità di Dante verso l’Argenti è chiara; ciò è inoltre testimoniato dal fatto che qualche terzina dopo, Dante dopo aver visto il dannato cadere giù, afferma di lodare ancora Dio per quanto aveva visto.

 

Un altro carattere da analizzare del canto è l’impossibilità di Virgilio di rispondere al proprio incarico, quello di continuare a guidare Dante. Il tragitto è ostacolato, dei diavoli non consentono né a Dante né a Virgilio di proseguire il cammino. Da questo momento il protagonista, cade nello sconforto più totale, Virgilio invece se in un primo momento appare più pallido in viso, ha sempre presente che il viaggio è stato voluto da Dio, e niente e nessuno potrà ostacolarli. Tuttavia, Dante non appare convinto, almeno fino alla fine del canto VIII.

Il tratto sommato al precedente fornisce al canto ulteriore tensione e trepidazione.