Canto IX – Il canto IX è uno dei più drammatici

Il canto IX dell’Inferno è uno dei canti più drammatici della Divina Commedia. Tale attributo scaturisce dalla complessità degli eventi, dei personaggi che lo animano. Il Dante agens fin dall’inizio appare pallido in viso, timoroso per il rifiuto dei demoni a lasciar passare il maestro. Poi la comparsa delle tre Furie e della Medusa non fanno altro che conferire al canto un’atmosfera drammatica, carica di tensione e angoscia. Ciò è ovviamente riflesso sul registro utilizzato dall’autore. Analizziamo ora le parole e i rispettivi campi semantici che segnano l’atmosfera in tensione del canto.

Come colori, predomina ovviamente il nero: Dante parla di aere nero, nebbia folta, il basso loco, il più oscuro, aere grasso. Particolare è la sensazione uditiva: palude che il gran puzzo gira e quella uditiva, fuor n’uscivan sì duri lamenti che ben parean di miseri e d’offesi.

L’apice della tensione si ha con la comparsa delle tre Furie e della Medusa, una delle tre Gorgoni. In questo contesto le parole utilizzate dall’autore rispecchiano, in modo assai fedele e limpido, una delle situazioni più drammatiche del canto. Troviamo lemmi come: sangue, infernali, idre, ceraste, rovente, ira, pianto, unghie, gridavan, sospetto, assalto, versi strani.

La situazione sembra mutare lievemente all’arrivo del messo celeste, circostanza comunque travolgente; si parla infatti di: spavento, fracasso, vento impetuoso, ardori, selva, rattento, schianta, abbatte, superbo, angoscia, lasso, disdegno, orribil soglia. La drammaticità e la tensione del canto vanno eclissandosi al varcare della soglia della città di Dite: si apre adesso il duolo e il tormento rio degli eretici, costretti a giacere in delle tombe roventi. Parole e locuzioni che sottolineano tale situazione sono: amaro, fiamme, duri, lamenti, miseri, offesi, sospiri dolenti e tombe carche.