Canto III – « colui / che fece per viltade il gran rifiuto » chi si nasconde nell’ombra?

Dante nell’antinferno colloca l’unica tipologia di dannati per cui non prova nessuna pietà, coloro che addirittura non sono degni nemmeno di entrare all’inferno: gli ignavi, coloro che in vita non hanno saputo o voluto schierarsi con nessuno. L’enigma di questo canto risiede proprio nel passaggio dell’autore nell’antinferno, egli, infatti, nell’oscurità intravede un’anima già nota, intravede l’anima di “colui che fece per viltade il gran rifiuto”. Dante oltre a non fornire l’identità di quest’anima, perché, come già detto egli non prova alcuna pietà per questa categoria, non fornisce nessun altro connotato identificativo, ma l’unica caratteristica su cui basare le ricerche è “il gran rifiuto”; costui infatti per viltà avrebbe rifiutato un qualcosa di importante, e non vi è rifiuto peggiore, per Dante, di quello di non portare a termine il proprio incarico, per il semplice fatto che, se si è stati scelti per un compito, quella scelta è sicuramente di origine divina.

La critica sull’argomento può essere comunque suddivisa tra coloro che ritengono che quest’anima sia:

  1. Ponzio Pilato
  2. Un personaggio biblico: Esaù
  3. Il giovane del vangelo che rifiutò di seguire Cristo
  4. Celestino V

 

  1. Ponzio Pilato

Il “gran rifiuto” deve essere sicuramente qualcosa che ha sconvolto l’umanità. Ponzio Pilato “lavandosene le mani” ha rifiutato il suo incarico, ovvero quello di scegliere tra Gesù e Barabba. Coloro che invece non ritengono valida questa ipotesi sostengono, invece, che la decisione di lasciare la scelta al popolo sia stata importantissima perché ha dato il via alla grande tradizione delle Sacre Scritture.

 

  1. Un personaggio biblico: Esaù

Secondo l’antico commentatore Benvenuto Raimaldi, l’anima in questione doveva essere di un personaggio biblico, Esaù, figlio di Isacco, il quale barattò la propria condizione di primogenito per un piatto di lenticchie offertegli dal fratello minore Giacobbe. Nell’antichità la primogenitura era un’”incarico” molto importante che comportava una serie di responsabilità e accettazioni da parte del figlio. Dunque, Esaù avrebbe rifiutato il proprio compito, quello di essere primogenito.

 

  1. Il giovane del vangelo che rifiuto di seguire Cristo

Nel vangelo di Matteo 19, 16-23, si racconta di un giovane che non accolse l’invito di Gesù a seguirlo e ad abbandonare le proprie ricchezze. Secondo Paolo Baldan, sarebbe proprio costui ad aver commesso il “gran rifiuto”.

 

  1. Celestino V

L’ipotesi senz’altro più accreditata è quella del riconoscere in quell’ombra il pontefice Celestino V, contemporaneo di Dante. Tale personalità, nota anche come Pietro Angeleri da Morone, avrebbe rinunciato all’incarico di pontefice dopo poco averlo ottenuto, facendo così eleggere Bonifacio VIII, cui il poeta predirà la dannazione, perché avrebbe curato i solamente i propri interessi, a discapito della Chiesa.

In realtà però la canonizzazione di Celestino V non favoriva affatto questa ipotesi, Dante non avrebbe potuto inserire all’Inferno un papa già canonizzato e santificato, come spiega bene Frugoni, ma la Chiavacci Leonardi afferma invece che tale canonizzazione sarebbe avvenuta dopo la stesura dell’Inferno, e che Dante non faceva in alcun modo riferimento a decisioni ecclesiastiche che avrebbero potuto modificare il giudizio di dannazione o salvezza.