Canto II – Un riformatore dalle molteplici identità

La profezia del veltro è una delle sequenze più importanti, enigmatiche ma al contempo interessanti della divina commedia. Quelle quattro terzine hanno destato, sia tra i commentatori dell’epoca che tra i contemporanei, molti dubbi e perplessità; non sapremo mai, purtroppo, cosa avesse voluto trasmetterci “‘l sommo poeta”, per adesso si possono solo raccogliere e riepilogare le varie opinioni dei critici piu importanti della storia; esse si suddividono in quelle che propendono verso:

  1. Il veltro come riformatore religioso
  2. Il veltro come Cristo
  3. Il veltro come riformatore politico
  4. Il veltro come Dante o, addirittura, come la stessa comedìa
  5. Il veltro come riformatore religioso

Il fatto che Dante nei versi affermi che il veltro si nutrirà di sapienza, amore e virtute, quindi di doti spirituali, fa propendere alcuni critici come Sepegno e Pagliaro, a sospettare che il veltro potesse rappresentare un riformatore religioso, inoltre la tesi viene avvalorata nei versi successivi, quando il poeta afferma che tale bestia nascerà tra feltro e feltro. Dato che il feltro consiste in un panno di poco valore, tale verso sarebbe a conferma dell’ipotesi sopracitata. Sempre in riguardo a quest’ultimo verso, altri hanno ipotizzato che la profezia del veltro potesse rappresentare un vero e proprio pontefice, molto probabilmente appartenente ai due ordini dei mendicanti (proprio perché si parla di feltro e feltro).

  1. Il veltro come Cristo

Lo studioso americano J.Chierici, analizzando la figura del grifone (simbolo di cristo) nel purgatorio, e giunto alla conclusione che il veltro e il grifone avessero sembianze simili, quelle di un cane. Questo non si discosta molto dalla prima teoria, solo che in questo caso il vero riformatore dovrebbe essere Cristo.

  1. Il veltro come riformatore politico

L’ipotesi più comune e famosa tra critici, forse perché fu la prima ad essere stata formulata e confermata anche dal secondogenito del poeta, e quella che il veltro non rappresenterebbe altro che un riformatore politico, un imperatore. La Chiavacci Leonardi spiega che “l’ordine terreno, secondo dante, compete solo ed esclusivamente all’impero. (…) Ed e l’imperatore il diretto avversario della lupa-avarizia”. Va da se che si tratta di un imperatore o un suo rappresentante. Continua fornendo due possibili identificazioni: Arrigo VII, la cui elezione e prossima alla possibile stesura del canto, e Cangrande della Scala, uomo politico a cui Dante fa spesso riferimento

  1. Il veltro come Dante o, addirittura, come la stessa comedìa

Come ultima delle quattro ipotesi accennate nell’introduzione, l’italiano Ruggero della Torre, riteneva che il veltro rappresentasse Dante in persona. L’idea è stata ripresa in seguito Olsky che precisò la validità dell’ipotesi solo se si considerava tra feltro e feltro la costellazione dei Gemelli (segno di nascita del poeta), questo perché i gemelli della mitologia portavano un cappello di feltro. Altri critici in seguito hanno ampliato l’ipotesi ritenendo che molto probabilmente il veltro era la stessa commedia, che arricchirà non le terre o i beni ma i cuori e le menti.