Canto I – Dante e la Follia

Al v.59 ricorre la parola “follia” che Dante indica come la causa del suo smarrimento nella “selva oscura”. È un termine che la critica ha individuato come fondamentale per la comprensione della Divina Commedia. Scrivi un testi di circa una pagina sul suo significato e sui contesti in cui compare nel poema. Spiega perché Danto lo utilizza anche nel canto che apre il suo percorso di ascesa verso la liberazione del peccato.

 

Il tema della follia si configura, per così dire, come il presupposto per il viaggio oltremondano. Nel linguaggio moderno per follia si intende la mancanza di senno; contestualizzato nelle parole dantesche il termine assume un significato totalmente diverso ma che conserva il carattere della penuria: per Dante, follia è mancanza di fede, perdita della diritta via, l’affidarsi totalmente alla ragione.

  1. Follia in Ulisse

Quanto detto trova particolare legittimazione nel canto di Ulisse, il XXVI

e volta nostra poppa nel mattino,
de’ remi facemmo ali al folle volo,
sempre acquistando dal lato mancino

Nello specifico, si parla del “folle” volo di Ulisse. Definito in tal modo perché egli, attraversando le colonne d’Ercole (Stretto di Gibilterra), dimostrò di volersi affidare esclusivamente alla ragione umana, al desiderio insopprimibile di conoscenza (“divenir del mondo esperto“). Il volo è “folle”, quindi, non soltanto perché lancia la nave in un mondo ignoto e “sanza gente“, ma perché con arroganza e presunzione viola una legge precisa che impediva agli esseri mortali di superare tale barriera, desiderio dunque di varcare un’imposizione dettata dall’alto. Non a caso Dio scatena verso di loro un “turbo“, un vento che provoca un gorgo spaventoso nel quale la nave precipita, “infin che ‘l mar fu sopra noi richiuso“.

Il senso del canto è quindi chiaro: l’ardore del sapere è il segno distintivo della nobiltà umana (“considerate la vostra semenza, / fatti non foste a viver come bruti, / ma per seguir virtute e canoscenza.”) ma l’uomo non può pensare di raggiungerlo con le sue sole forze. La follia del volo di Ulisse verso i confini umani del mondo, si infrange contro quelli che sono i confini spirituali del sapere.

  1. Follia, Virgilio e Sant’Agostino

Il fatto che l’uomo non può avvalersi delle sole proprie forze per garantirsi il raggiungimento di Dio è un carattere tipico della filosofia cristiana promosso in primo luogo da Sant’Agostino in risposta al pelagianesimo che asseriva esattamente l’opposto. Tale dogma pervade tutto il poema ma in particolar modo il canto III. Prima dell’incontro di Manfredi infatti, Virgilio fornisce a Dante una spiegazione piuttosto esauriente riguardo la condizione delle anime. Asserisce che esse sono ovviamente vane, non hanno ombra, ciononostante percepiscono i dolori fisici. Tuttavia, sottolinea Virgilio, il meccanismo divino, quindi il perché che sta dietro tali connotazioni non è dato saperlo all’essere umano né tantomeno a coloro che si affidarono solamente alla ragione, e quindi “io dico di Aristotile e di Plato”. Il riferimento è chiaramente rivolto ai classici, ma anche lo stesso Virgilio si sente facente parte di tale schiera e ne rimane profondamente turbato.

Matto è chi spera che nostra ragione
possa trascorrer la infinita via
che tiene una sustanza in tre persone.

 State contenti, umana gente, al quia;
ché, se potuto aveste veder tutto,
mestier non era parturir Maria;

 e disïar vedeste sanza frutto
tai che sarebbe lor disio quetato,
ch’etternalmente è dato lor per lutto:

 io dico d’Aristotile e di Plato
e di molt’altri”; e qui chinò la fronte,
e più non disse, e rimase turbato.

 

  1. Follia e il I canto

Illustrate le caratteristiche del tema in questione nel resto del poema ci si può soffermare sul canto richiesto in particolare, il I del Purgatorio.

La follia nel primo canto ha un valore più velato e per così dire secondario, forse perché il lettore è ormai cosciente di tutte le caratteristiche del Viaggio fatidico. Virgilio asserisce:

 

Questi non vide mai l’ultima sera;
ma per la sua follia le fu sì presso,
che molto poco tempo a volger era.

Ecco che il tema è utilizzato solo come un semplice espediente di spiegazione nei confronti di Catone.

 

Concludendo il tema della follia pervade tutto il poema, tuttavia è interessante notare come esso vada sparendo verso la fine, nel Paradiso, proprio perché la cura inesorabile è costituita dall’amore, proprio quell’amor che move ‘l e l’altre stelle.