Analisi del capitolo 9 de I promessi Sposi

Sintesi

La barca conduce Renzo e le donne sull’altro lato del lago e lì, come promesso da fra Cristoforo, i fuggitivi trovano un carro guidato da un altro uomo di fiducia del cappuccino. Inizia così il faticoso e tormentato trasferimento notturno fino ad una cittadina che, per quanto non nominata esplicitamente, risulta essere Monza. Vengono accompagnati in un’osteria per un breve e arduo riposo e per una rapida colazione. Renzo vorrebbe restare con le donne per accertarsi della loro sistemazione, ma le indicazioni di fra Cristoforo sono state chiare: deve recarsi subito a Milano e rivolgersi per una prima accoglienza al convento locale. Così, tra lacrime e giuramenti di fedeltà, avviene la separazione dei “promessi sposi”.

Il conduttore del carro accompagna quindi le donne al convento di Monza, dove vengono accolte dal padre guardiano, venerando amico di fra Cristoforo. Dopo una breve riflessione, il padre dichiara che l’unica persona in grado di aiutarle è la cosiddetta “signora”, una misteriosa monaca del convento di clausura appartenente a una delle più nobili famiglie del territorio. Le due donne si avviano dunque al monastero, collocato appena fuori le mura della città. Una volta arrivati, il loro accompagnatore le lascia per andare a parlare con la monaca. Dopo qualche istante, ricompare consolato e soddisfatto: la signora è ben disposta ad accogliere le due donne. A questo punto, il padre ammonisce repentinamente Lucia e sua figlia su come comportarsi con un personaggio di così grande rilievo: “ Siate umili e rispettose, rispondete con sincerità alle domande che le piacerà farvi, e quando non siete interrogate, lasciate fare a me”. Le introduce quindi nel parlatorio. Comincia così la biografia di Gertrude. Figlia di una potente famiglia e destinata alla vita monacale per egoistici interessi familiari, viene educata fin da bambina in convento. Ormai adolescente, dichiara la propria volontà di intraprendere il cammino della vita laica, suscitando l’ostilità dei genitori. Dopo esser rientrata nella casa paterna, viene trattata con disprezzo e indifferenza. Ella trova consolazione nei cenni di attenzione di un paggio, ma questo tenue rapporto  viene scoperto e immediatamente stroncato. Gertrude viene costretta a nuove segregazioni, pertanto decide di rivolgersi al padre per chiedere il perdono.

Analisi della monaca di Monza

“Il suo aspetto, che poteva dimostrar  venticinque anni, faceva a prima vista un’impressione di bellezza, ma d’una bellezza sbattuta, sfiorita e, direi quasi, scomposta”. Attraverso questa breve descrizione del Manzoni possiamo iniziar ad immaginare il personaggio che prenderemo in esame: si tratta della monaca di Monza. In merito a questa interessante protagonista delle vicende, le tematiche da affrontare sono molteplici. Innanzitutto, possiamo dire che il Manzoni la descrive attraverso lo schema ricorrente della biografia, che in questo caso si articola in modo complesso e particolareggiato. Per la figura di Gertrude, Manzoni si ispira a una vicenda reale, inserendo quindi nel romanzo il secondo personaggio storico dopo fra Cristoforo. La figura della monaca di Monza riproduce la storia della nobile Virginia de Leyva, figlia di uno dei più potenti notabili di Milano. La sua vicenda testimonia il perverso costume della “monacazione forzata”, utile per il mantenimento della tradizione del maggiorasco. Il tratto più caratterizzante del personaggio è l’ambiguità derivante da una forte insicurezza interiore e futura causa di una dinamicità che andrà a discapito di Lucia. Tra gli altri temi principali, annoveriamo l’educazione sentimentale di Gertrude, una storia di persuasione occulta e di violenza morale che caratterizza l’infanzia di questo personaggio e che mette in risalto il suo bisogno di comprensione ed affetto. Da qui deriva anche il grande senso di solitudine che si agita nel suo animo. E’ proprio in questo contesto che si sviluppa inoltre il difficoltoso rapporto con il padre, fondato essenzialmente sulla paura e la soggezione. Manzoni, attraverso il suo giudizio di commiserazione nei confronti della ragazza, lascia trapelare che la monaca avrebbe avuto una vita completamente diversa se fosse stata libera di seguire il percorso da lei desiderato.

Di centrale interesse morale e psicologico è anche il rapporto tra padre e figlia. A dirigere le scelte e i moti del cuore di Gertrude sono le imposizioni di un padre intento solo a confermare i propri interessi di posizione sociale, e mai in ascolto dei bisogni della figlia. Egli, per raggiungere i propri scopi, usa la minaccia, la lusinga, la falsità, l’ipocrisia, la cosciente manipolazione della realtà e delle parole. Il rapporto è poi complicato da un affetto assurdo e che pure esiste, anche se in modo celato e distruttivo: Gertrude prova sollievo quando il padre è contento di lei, e quest’ultimo riesce ad avere raramente un piccolo slancio di amore sincero.

Ma l’ambiguità della figura di Gertrude consiste nella costante duplicità dei suoi atteggiamenti. La pena e l’indulgenza si piegano alla debolezza del suo carattere, per poi trasformarsi in indignazione di fronte alla smodatezza dei suoi gesti e dei suoi delitti: la vittima diventa carnefice, andando quindi a rappresentare il lato negativo della Chiesa a causa delle sue gesta che culmineranno in vari delitti. Si tratta di un personaggio noto, uno dei più affascinanti dell’intero romanzo.