Analisi del capitolo 32 de I promessi Sposi

Sintesi

Il narratore prosegue la relazione sull’epidemia di peste, in una Milano in cui la diffusione del contagio esaspera l’ossessione degli untori e mette ancor più in evidenza l’inettitudine dei governanti.

I massimi funzionari della città, sospinti dalle superstiziose istanze del popolo, insistono con il cardinale per la celebrazione di una processione per invocare l’aiuto divino. Federigo Borromeo cede con riluttanza alle richieste, intuendo il pericolo di un così grande assembramento di gente: la processione viene realizzata con entusiasmo, ma dal giorno successivo il contagio dilaga.

La furia della malattia esplode nella città, senza più possibili freni. Case e strade sono desolati e macabri scenari di morte, a cui presiedono le scellerate figure dei monatti, loschi individui incaricati di raccogliere i cadaveri e di portare al lazzaretto gli ammalati. Continua e si conferma l’assurda credenza agli untori, mentre al lazzaretto le condizioni sono ormai disperate.

La situazione è aggravata dall’incompetenza dei governanti, incapaci di reagire all’emergenza. Alle responsabilità collettive si aggiungono anche quelle dei dotti e dei medici, chiusi in una cultura di astrazioni e pregiudizi.

Tempo

Dalla fine di maggio all’agosto del 1630.

Luoghi

Milano.

Personaggi

I magistrati e la popolazione di Milano – il governatore Ambrogio Spinola – il gran cancelliere Ferrer – il cardinale Borromeo.