Analisi del capitolo 31 de I promessi Sposi

Sintesi

Inizia la lunga esposizione dell’autore sull’epidemia di peste. I primi segni vengono dai territori nella zona di Lecco attraversati dai lanzichenecchi: alcune morti sospette richiamano l’attenzione dei responsabili della sanità, ma i medici mandati a controllare sminuiscono il fenomeno. In assenza di valide misure di prevenzione, il contagio si avvicina a Milano tra l’indifferenza popolare e l’irresponsabilità dei governanti.

Tra l’ottobre e il novembre del 1629, la peste entra a Milano. Il contagio vi serpeggia per alcuni mesi; ma verso marzo, con l’aumentare dei morti, diventa impossibile ignorare l’epidemia. I provvedimenti sono tardivi e superficiali e al lazzaretto la situazione comincia a farsi insostenibile; di fronte all’impotenza delle istituzioni civiche, ne viene affidata la conduzione ai padri cappuccini.

La città diventa un macabro scenario di sofferenza e morte; ma la gente, nella sua superstizione e ignoranza, anziché riconoscere la realtà e cercare soluzioni efficaci, preferisce attribuirne la responsabilità a falsi capri espiatori: si diffonde così la credenza degli untori, cioè di individui che per pura malizia diffonderebbero il contagio tramite unguenti malefici.

Intanto, alla festa di Pentecoste, il penoso e raccapricciante spettacolo di un carro con i cadaveri di un’intera famiglia convince tutti della reale presenza della malattia e della sua gravità.

Analisi del testo

Il capitolo costituisce insieme al successivo un’unica macrosequenza espositiva, dedicata completamente all’epidemia di peste a Milano dall’autunno 1629 all’estate 1630. Si tratta di un vero e proprio saggio storico con decisive conseguenze sulla vicenda dei promessi sposi.

Manzoni offre in queste pagine un memorabile esempio della propria concezione di saggio storico: una relazione dettagliata e veritiera su un determinato fatto storico, costruita accertando i dati su documenti dell’epoca, commentando i fatti materiali in rapporto al contesto sociale, e deducendone considerazioni sui comportamenti umani e indicazioni per il presente. Nelle intenzione dell’autore c’è la ricerca della verità storica, condotta con metodologia razionale e onestà morale.

L’analisi storica di Manzoni sulle tragiche vicende della peste è la più vistosa occasione di polemica contro la società del tempo, in tutti i suoi strati: contro il governo centrale, incapace di riconoscere la gravità della situazione e la precedenza sociale dell’epidemia rispetto alle già irresponsabili scelte della guerra; contro le istituzioni e i funzionari cittadini, incapaci di comprendere il problema, di intuire l’emergenza, e di attuare le necessarie misure di prevenzione e organizzazione della vita civile; contro il popolo, che con la sua ignoranza e irrazionalità rifiuta la realtà e assume atteggiamenti che aggravano la situazione.

Con particolare evidenza l’autore insiste sulle false credenze rispetto agli untori quali responsabili dell’epidemia: è l’esempio più manifesto di una colpevole ignoranza e di una cultura superstiziosa diffusa presso tutti i ceti sociali, al punto da coinvolgere persino il saggio medico Lodovico Settala e, forse, lo stesso cardinale Federigo.

Ancora una volta, l’unico gruppo sociale in grado di svolgere un ruolo attivo, positivo e caritatevole è quello degli ecclesiastici. Disposti ad assumere funzioni e responsabilità che non competono loro, e solo per amore del prossimo, suppliscono ai bisogni materiali e spirituali della popolazione afflitta, fino al sacrificio della loro vita: è il caso dei cappuccini che assumono il compito di organizzare l’assistenza ai malati del lazzaretto.

In questo capitolo il testo è la relazione oggettiva di un avvenimento storico, rigorosa dal punto di vista storico-scientifico, e nello stesso tempo divulgativa,in considerazione del pubblico popolare cui si rivolge il romanzo. Da qui desumiamo le prevalenti tecniche stilistiche adottate:

  • Uso di un registro formale medio;
  • Ricorso a citazioni, lessico tecnico e formule arcaiche derivanti dai documenti dell’epoca;
  • Aneddoti e notizie di cronaca;
  • Linguaggio impressionistico ed elementi macabri nella descrizione di scene dell’epidemia;
  • Interventi diretti dell’autore nel giudicare e nel riportare considerazioni generali sui comportamenti umani e sui fenomeni sociali.