Analisi del capitolo 28 de I promessi Sposi

Sintesi

Dopo le sommosse popolari per il pane, a Milano si crea un breve e artificiale periodo di abbondanza alimentare, che porta ben presto all’aggravarsi della situazione, con la definitiva penuria di risorse.

Lo spettacolo della città riflette la gravità della situazione: botteghe e case chiuse, strade affollate di mendicanti provenienti anche dalla campagna, miseria diffusa, epidemie, cadaveri abbandonati nelle vie. All’inefficienza delle autorità compensa in parte la carità di privati cittadini e l’assistenza dei religiosi, primo fra tutti il cardinale Federigo.

Di fronte al pericolo del contagio, i governanti impongono la reclusione di mendicanti e malati nel lazzaretto; ma cattive condizioni, peggiore organizzazione e oggettive difficoltà aggravano la situazione, e provocano un sempre maggior numero di morti. Finalmente giunge l’estate con un nuovo raccolto di grano, che potrebbe riportare la normalità.

Ma un nuovo flagello incombe: i difficili rapporti politici fra i diversi stati e alleanze rincrudiscono lo scontro bellico, e si fa imminente la calata delle temute truppe imperiali, tristemente famose per i loro brutali saccheggi. Il panico si diffonde soprattutto fra la gente della campagna. I lanzichenecchi stanno per raggiungere anche il paese dei promessi sposi.

Tempo

Dall’11 novembre del 1628 al settembre del 1629.

Luoghi

Il lazzaretto di Milano – i territori attraversati dai lanzichenecchi.

Personaggi

Gli abitanti di Milano – i governanti – i mendicanti – Federigo Borromeo – i lanzichenecchi – i medici della sanità.