Analisi del capitolo 17 de I promessi Sposi

Sintesi

Turbato e preoccupato dalle notizie sentite all’osteria, e in particolare rispetto alla sua condizione di ricercato, ma anche indignato dalla falsità delle accuse riferite dal mercante, Renzo si allontana il più in fretta possibile dal paese, cercando la strada per raggiungere l’Adda.

Cala la sera, le strade sono ormai deserte, e Renzo si trova ad avanzare in luoghi sconosciuti senza sapere come trovare riparo per la notte. Si inoltra nella campagna e viene assalito dallo sconforto. Sul punto di rinunciare, ecco però giungere il rumore del fiume, salutato come un segno di salvezza.

Non potendo guardare il fiume al buio, Renzo trascorre la notte in un capanno degli attrezzi, tormentato dai pensieri e dai ricordi più angosciosi: la lontananza da Lucia, dal paese e dalle persone care, il rimorso per le imprudenze commesse, ma anche la preoccupazione dei fatti milanesi e della persecuzione poliziesca.

All’alba, con l’aiuto di un barcaiolo, attraversa il fiume e giunge sull’altra sponda: terra di Venezia, e quindi terra sicura. Si avvia in direzione di Bergamo, che vede in lontananza: lungo la strada è rattristato dallo spettacolo miserando di mendicanti affamati per la diffusa carestia, ma prevale il sollievo per la raggiunta salvezza e la speranza in tempi futuri.

Giunto al paese di Bortolo, viene accolto con affetto dal cugino che gli garantisce accoglienza e lavoro, nonostante le difficoltà del periodo.

Analisi del testo

Renzo, dopo una notte di angosce sulla riva dell’Adda, si mette in salvo oltre il confine raggiungendo il paese di Bortolo. Si conclude così la fuga di Renzo e l’intera sequenza dedicata alle sue avventure milanesi. Da questo momento, Renzo resterà a lungo estraneo al racconto attivo. Il capitolo definisce una situazione decisiva per la trama del romanzo: il promesso sposo, fuggiasco oltre i confini dello stato di Milano e ricercato dalla polizia, è impossibilitato a riunirsi con Lucia.

Personaggio -guida unico nel capitolo è ancora Renzo con i suoi spostamenti e con le sue evoluzioni spirituali. Accanto a lui si affaccia sulla scena il cugino Bortolo, aiutante discreto ma costante da questo momento e fino alla fine del romanzo.

Un ruolo narrativo fondamentale è svolto, nella prima parte, dall’ambientazione: la campagna aperta, ostile di notte e accogliente di giorno, e il fiume Adda che segna il confine tra la perdizione e la salvezza. Nella seconda parte l’atmosfera è rasserenata dalla raggiunta salvezza e dalle garanzie di una nuova vita, ma permangono i segni dolorosi di una carestia sempre più incombente.

Si compie nel capitolo, almeno provvisoriamente, il percorso di formazione di Renzo. Le sue parole e il suo smarrimento durante la notte son quasi prove di iniziazione, che lo portano ad un riscatto spirituale: coscienza degli errori commessi, pentimento, preghiera, fede e fiducia nella Provvidenza si succedono nel suo animo turbato, e si trasformeranno al mattino in una rinnovata capacità di ragionare e agire, in una fiducia nel futuro che nasce non dall’istinto ma dalla meditazione.

Nella vicenda di Renzo si propone il tema della patria abbandonata: un sentimento contraddittorio di amore e nostalgia da un lato e di rifiuto dall’altro come conseguenza degli affetti e delle contrarie situazioni. Ma accanto al significato sentimentale dell’esilio, in queste pagine viene presentato attraverso la figura del cugino Bortolo il motivo storico dell’emigrazione per il lavoro.

Il capitolo è quasi completamente dedicato al solitario viaggio di Renzo. Soprattutto nella parte notturna dell’episodio, il narratore ricorrerà principalmente a due tecniche stilistiche: quella delle sequenze narrative e descrittive, di natura oggettiva; quella dei soliloqui e dei monologhi interiori, di natura soggettiva, che esprimeranno i vari stati d’animo di Renzo e gli stessi fantasmi del suo dormiveglia.