Analisi del capitolo 16 de I promessi Sposi

Sintesi

Renzo si allontana dalla città di Milano, intenzionato a trovare rifugio nel bergamasco presso il cugino Bortolo. Si dirige con molta circospezione verso il fiume Adda, che fa da confine con lo stato di Venezia. Giunto verso sera nel paese di Gorgonzola, si ferma in un’osteria per mangiare e per chiedere nuove indicazioni su come raggiungere l’Adda e come poterlo attraversare. Le ottiene solo in parte, perché la sospettosa curiosità dell’oste ispira in lui una nuova diffidenza e rinnovata paura. Arriva all’osteria un mercante proveniente da Milano, che si mette a raccontare i fatti memorabili avvenuti quel giorno in città: nuove sommosse e violenze popolari, fino all’intervento in processione degli ecclesiastici, che invitano alla tregua e annunciano i provvedimenti presi dal governo per abbassare il prezzo del pane. Renzo ascolta tutto con molta attenzione, ritirato in un angolo del locale, ma viene preso da nuova agitazione quando sente riferire accuse ed episodi contro i dimostranti più pericolosi, tra i quali riconosce anche se stesso. Per evitare di destare sospetti, paga il conto e si allontana dall’osteria.

Analisi del testo

Dopo la giornata di tumulti per le strade di Milano e dopo la notte di osterie e inganni, comincia il terzo e ultimo atto di quella che possiamo definire “commedia milanese” di Renzo: la fuga, che occupa questo capitolo e il successivo. Dalle difficoltà e dalla sofferenza della fuga prendono sostanza la maturazione e la crescita interiore di Renzo: ripensando alle esperienze e agli errori commessi, egli riesce a elaborare nuove idee, prima di sopravvivenza e poi di concezione della vita. Si chiarisce in questo l’interpretazione dei Promessi Sposi come romanzo di formazione. Protagonista, accanto a Renzo, è la figura ambigua del mercante, che propone un nuovo punto di vista sui moti di Milano. Figura minore ma importante è quella dell’oste.

La strada e l’osteria sono gli spazi in cui si svolge l’azione: spazi aperti e di passaggio che, come sempre, portano il segno di riconoscimento negativo dell’insicurezza e della pericolosità.

Oggetto principale del capitolo è la fuga di Renzo, tipica situazione narrativa di avventura e continua tensione. Manzoni, raccontandola dal punto di vista soggettivo del protagonista, ne deduce anche sensazioni e riflessioni sulla paura e sui comportamenti umani. Attraverso il racconto del mercante abbiamo una nuova visione sui tumulti di Milano: ispirato da personali ed egoistici interessi, questo personaggio costituisce la prova evidente di un mistificatore della parola, che se usata abilmente può spacciare per verità le più evidenti falsità: una su tutte, la menzogna sul coinvolgimento di Renzoin un ipotetico complotto politico.

Nel capitolo si alternano sequenze narrative e dialogiche. Di particolare rilievo per originalità ed efficacia teatrale, il lungo monologo del mercante all’osteria di Gorgonzola, in cui riconosciamo tre tecniche narrative particolari: il ricorso ad un narratore di secondo grado; il flash-back sui fatti avvenuti a Milano; la proposta di un nuovo punto di vista in riferimento alla sommossa. La presenza di molti dialoghi e la natura popolare dei personaggi determina la prevalenza di espressioni tipiche nel linguaggio parlato quotidiano.