Analisi del capitolo 14 de I promessi Sposi

Sintesi

La giornata volge al termine, la folla si disperde dandosi appuntamento per il giorno dopo. Le discussioni proseguono ancora, e anche Renzo si mette in luce con un discorso tanto deciso quanto ingenuo sull’ingiustizia e sui provvedimenti da prendere. Mentre tutti si allontanano, Renzo chiede indicazioni su una locanda in cui trascorrere la notte. Un passante si offre di accompagnarlo in un posto che conosce, ma lungo la strada Renzo decide di fermarsi in un’osteria che reca l’insegna della luna piena e invita la sua “guida” a fargli compagnia per la cena. Il luogo è sordido, losco, pieno di gentaglia eccitata dalla giornata di sommossa. L’oste riconosce nel compagno di Renzo una spia della polizia, maledicendola in cuor suo. Renzo chiede una stanza per la notte, ma entra in forte contrasto con l’oste perché non vuole rivelare le proprie generalità, come richiede la legge. Comincia a bere, e dopo poco tempo perde la sua lucidità. L’accompagnatore di Renzo riesce con uno stratagemma a strappargli i dati personali, indispensabili per denunciarlo alla polizia come uno dei capi della rivolta. Renzo continua a bere, fino ad ubriacarsi in modo indecoroso e a diventare lo zimbello di tutti gli altri clienti.

Analisi del testo

Dopo i turbinosi avvenimenti pubblici dei capitolo precedenti, la trama torna alla vicenda privata di Renzo, ma profondamente modificata e condizionata dagli ultimi avvenimenti che creeranno i presupposti per pericolosi sviluppi. Elemento centrale della narrazione è l’ambiente dell’osteria. Dopo quella del paese, la losca locanda è la seconda osteria del romanzo, e il Manzoni ne definisce i caratteri fondamentali: ambiente infido, frequentato da persone inaffidabili, gestito dalle figure ambigue degli osti, luogo deputato agli inganni e alla dissolutezza.

Protagonista e personaggio guida continua ad essere Renzo. La sua esperienza nella realtà della società milanese giunge ad essere pericolosa e vergognosa, passaggio inevitabile per una crescita intellettuale e morale. Accanto a lui agiscono da comprimari l’oste e la falsa guida, interpreti di una visione egoistica e persecutoria della vita.

I discorsi di Renzo, prima per strada e poi all’osteria, illustrano i principali motivi di polemica sociale contro le ingiustizie del potere: la prepotenza dei signori, l’impunità e la complicità dei pubblici ufficiali. Il giovane esprime convinzioni popolari sulla giustizia sociale che Manzoni, realista e aristocratico, condivide in linea generale ma non in tutte le specifiche affermazioni: manca in lui la fiducia nei governanti legislatori, così come rifiuta la pressione popolare come strumento di prassi politica. Nei discorsi di Renzo si rinnova anche la polemica contro la cultura, usata dai potenti e dai dotti non al servizio della verità e della giustizia, ma come strumento di inganno nei confronti degli umili ignoranti. Il rimando è immediato tanto all’incontro con don Abbondio quanto soprattutto a quello con l’avvocato Azzeccagarbugli.

Il complesso gioco di relazioni fra i personaggi che porteranno all’inganno del povero Renzo è realizzato grazie all’abile intervento del Narratore onnisciente, che entra nella mente dei protagonisti e ne rivela i pensieri nascosti e le reazioni psicologiche.