Analisi del capitolo 12 de I promessi Sposi

Sintesi

In questo capitolo l’autore descrive le cause e le conseguenze di una grave carestia che minaccia la popolazione milanese. La penuria di farina determina gli aumenti del prezzo del pane, e questo provoca la rabbia popolare. Gli interventi dell’amministrazione pubblica, e in particolare il cosiddetto calmiere dei prezzi imposto dal cancelliere Ferrer, acuiscono la crisi e le tensioni fra le varie componenti sociali. La furia e l’ignoranza della gente identifica i fornai come principali responsabili della crisi.

Proprio il giorno in cui Renzo entra a Milano, l’11 novembre 1628, la rabbia del popolo culmina in modo irrazionale e violento con l’assalto ad un forno nella strada denominata “Corsia de’ servi”. Quando Renzo sopraggiunge, il saccheggio è quasi compiuto. La popolazione si raduna in Piazza del duomo, tenta l’attacco ad un altro forno e poi si dirige verso il palazzo del vicario armata delle peggiori intenzioni.

Analisi del testo

  Secondo il Narratore, le principali cause della carestia del 1628 sono due: in primo luogo, l’autore analizza le cause naturali, le sole in grado di determinare la ciclica penuria dei prodotti alimentari; inoltre il Manzoni denuncia apertamente l’incapacità dei potenti nel gestire in modo efficace l’emergenza; infine, viene riconosciuta come causa probabile anche l’ignoranza e l’irrazionalità del popolo per le assurde convinzioni e per la violenza dei propri comportamenti.

Secondo gli abitanti di Milano i motivi della carestia sono riconducibili alle malefatte di fornai, magazzinieri e contadini, considerati inefficienti e disonesti. In questo modo, il popolo attribuisce la colpa a persone o a categorie di persone, cercando di trovare il cosiddetto capro espiatorio ad una crisi di cui nessuno vuole assumersi le responsabilità.

Il vicario di provvisione è malvisto dalla popolazione perché, in quanto responsabile delle forniture alimentari, è considerato il maggior responsabile della penuria che affligge la città. Il popolo apprezza invece il momentaneo governatore Ferrer, poiché è colui che impone la meta, un provvedimento socio-economico che si propone di razionare le risorse e impedire il rincaro dei beni primari.

Il provvedimento governativo che scatena la furia della folla viene preso all’unanimità dall’originario governatore della città don Gonzalo e dal consiglio d’amministrazione. Essi decidono di rialzare i prezzi al fine di recare vantaggio sia al popolo sia ai fornai, che fino ad allora si vedevano ingiustamente retribuiti. L’episodio che invece innesca la sommossa popolare si riscontra quando un gruppo di cittadini scopre fortuitamente una gerla contenente del pane, trasportata da un umile garzone nel luogo abituale.

La rivolta della popolazione si concretizza attraverso l’assalto al forno delle grucce e ad un altro forno nei pressi del duomo di Milano. La folla, in questa situazione di confusione, incendia anche numerose madie e  frulloni.

In un primo momento, Renzo appare sbalordito e spaesato dinanzi a quella situazione di caos generale, ma successivamente manifesta tutto il suo senso pratico e la sua onestà, criticando gli atti vandalici commessi dalla folla. In questo tratto del romanzo viene messa in evidenza una curiosità quasi pericolosa di Renzo, che lo induce a seguire varie persone che si dirigono verso i luoghi di maggior fervore popolare.

In questo capitolo, il Manzoni effettua per la prima volta una descrizione piuttosto dettagliata dei comportamenti della folla. Analizzando quelli che sono i punti principali, possiamo riconoscere alcune caratteristiche peculiari di questo gruppo di persone. Innanzitutto, la folla è identificabile come un gruppo di persone ignoranti, poiché sostengono l’idea insensata che la colpa della carestia sia da attribuire non all’oggettiva mancanza di cibo, ma alla responsabilità di precisi individui. Peraltro, quest’assurda convinzione trova un’apparente conferma durante l’episodio della gerla, che innesca definitivamente la sommossa popolare. Un particolare di altrettanta rilevanza si può notare dopo l’inizio della ribellione: i membri del popolo sono uniti e si sostengono reciprocamente, anche in situazioni pericolose per la loro incolumità. Poiché condividono le stesse problematiche, scatenano senza molti preamboli la rabbia e il furore, tant’è che il Manzoni arriva a definirli una masnada.