Analisi del capitolo 1 de I promessi Sposi

Informazioni sul testo

L’autore del testo preso in considerazione è Alessandro Manzoni, autore milanese nato nel 1785. Suo padre, il conte Pietro Manzoni, fu un grande aristocratico del tempo; sua madre, invece, era la figlia del celebre autore dell’opuscolo “Dei delitti e delle pene”. Manzoni trascorse l’infanzia e l’adolescenza nell’ambiente soffocante dei collegi religiosi, dove compì tutti i suoi studi. Nel 1808 sposò Enrichetta Blondel, donna mite e profondamente religiosa. Tra il 1812 e il 1822 compose i primi Inni Sacri, scrisse le due tragedie “Il conte di Carmagnola” e “Adelchi” e realizzò le due odi civili “ Marzo 1821” e il “5 Maggio”. La fama di Manzoni si era ormai consolidata , infatti egli era riconosciuto come il più grande letterato del suo tempo. Nella sua lunga vita Manzoni attraversò l’età napoleonica, la Restaurazione, il Risorgimento ed i primi tempi della nuova Italia. Questi eventi di particolare rilevanza, uniti a numerose ed influenti esperienze, lo segnarono profondamente, ma allo stesso tempo seppero arricchire la sua personalità e fortificare il suo carattere. Alessandro Manzoni morì a Milano nel 1873.

Sintesi

Questo capitolo appartiene all’opera più celebre di Alessandro Manzoni, “I Promessi Sposi”, romanzo completato nel 1827 e pubblicato come versione definitiva nel 1841.

Nella parte introduttiva del racconto, Manzoni descrive con grande attenzione il luogo in cui si svolgeranno le vicende. Successivamente viene presentato il personaggio di Don Abbondio, un curato che, come suo solito, sta passeggiando lungo una stradicciola recitando le preghiere scritte sul suo breviario. Improvvisamente, egli scorge in lontananza due individui minacciosi che, a primo impatto, sembrerebbero essere dei bravi. La presenza di questi due uomini lo spaventa molto, soprattutto perché conosce bene quel tipo di persone. Il curato decide di affrontare subito i suoi timori, in modo da superare prima possibile quell’ostacolo inevitabile. Si dirige quindi verso i bravi, cercando di sfoderare il suo miglior sorriso. In seguito ad un dialogo acceso, Don Abbondio comprende di essere stato minacciato apertamente: infatti i due personaggi loschi si dichiarano al servizio di Don Rodrigo, un signorotto del paese che vuole impedire assolutamente il matrimonio tra Renzo Tramaglino e Lucia Mondello. Rientrato in casa in uno stato di grande agitazione, Don Abbondio attira l’attenzione di Perpetua, sua serva fedele e inseparabile. Ella, notando lo strano comportamento del padrone, chiede spiegazioni e, dopo aver insistito con varie suppliche, ottiene dal curato la risposta tanto desiderata.

Dimensione spazio-temporale

Le vicende si svolgono in un borgo situato tra Lecco e Como. Gli ambienti in cui si delineano le vicende sono a volte urbani a volte paesaggistici, ma pur sempre verosimili. La loro funzione nell’economia del racconto è narrativa, poiché influenza lievemente il succedersi degli eventi. Il contesto storico è rappresentato dalla società lombarda del ‘600, con tutte le sue caratteristiche peculiari.

Don Abbondio nella società del ‘600

In questo capitolo dei “Promessi Sposi” emerge uno dei temi principali del romanzo: la polemica nei confronti di una società corrotta nei suoi aspetti morali e istituzionali e di una realtà in cui i rapporti fra le classi sociali e l’organizzazione del potere sono determinati dal sopruso, dall’impotenza della legge e dall’impunità degli oppressori. E’ questo uno dei motivi ideologici conduttori di tutta l’opera. A questa tematica si collega inoltre la figura di Don Abbondio, analizzata soprattutto sotto il profilo personale e psicologico. Questo uomo, quieto ma piuttosto egoista, subisce i soprusi tipici di quel tempo e allo stesso tempo ne diventa complice, manifestando un carattere debole e una volontà facilmente manovrabile.

Struttura del racconto

L’inizio di questo capitolo è descrittivo, infatti l’autore comincia con un’attenta descrizione del luogo in cui si svolgeranno le vicende. Tuttavia, possiamo riconoscere una seconda situazione iniziale, e precisamente nel momento in cui Don Abbondio passeggia spensieratamente recitando il suo breviario. L’esordio vero e proprio si ha in corrispondenza dell’incontro con i bravi, specificatamente quando essi pronunciano la frase “questo matrimonio non s’ha da fare”. Le molteplici peripezie comprendono il corpo centrale di questo capitolo, mentre la conclusione si registra dopo che il curato termina il dialogo con Perpetua e decide di andare al letto. Personalmente non ho ravvisato nessuno spannung, ma ritengo che uno dei momenti in cui sale lievemente la tensione sia durante la conversazione tra il curato e i bravi di Don Rodrigo.

Livello del narratore

Il narratore è esterno e onnisciente, poiché narra le vicende in terza persona e conosce tutti i sentimenti e i pensieri dei personaggi. Di conseguenza, il punto di vista utilizzato dall’autore risulta essere la focalizzazione zero, che consente a Manzoni di procedere nella narrazione con una prospettiva del tutto obiettiva. Le tecniche usate per dare la parola ai personaggi sono essenzialmente due: il discorso diretto libero, poiché non vi sono verbi con valore dichiarativo, e il discorso indiretto, utilizzato in tutte le sue sfumature.